Quella tragica notte All’Idroscalo di Ostia

Questa sera, a pochi giorni dal 40° anniversario dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini, l’Amministrazione Comunale di Casalecchio di Reno (Bologna) intitola ufficialmente il proprio Teatro a Laura Betti, la “Musa” di Pasolini con il quale ebbe un duraturo e importante sodalizio personale e professionale. La compianta attrice, che ci ha lasciato nel 2004 era nata proprio a Casalecchio

Pier-Paolo-Pasolini-Laura Betti Goffredi Parise1962

L’appuntamento è per stasera,  giovedì 5 novembre alle ore 21.00, presso il Teatro Comunale di Piazza del Popolo 1,

Il teatro

Il teatro

in una serata ricorderà la splendida carriera di Laura Betti in particolare la componente cinematografica, con la sua partecipazione, in ruoli spesso importanti, a numerosi film della “età dell’oro” del cinema italiano, diretta da Pasolini (Per lui, infatti, lei ha recitato in La ricottaLa terra vista dalla lunaTeoremaI racconti di Canterbury.)

A seguire, sarà proiettato Che cosa sono le nuvole?, l’episodio scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini del film “Capriccio all’italiana” (1967), in cui Laura Betti recita, nel ruolo di Desdemona in un teatro di marionette, accanto a Totò (in quella che fu l’ultima apparizione dell’attore napoletano sul grande schermo), Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ninetto Davoli e Adriana Asti

https://www.youtube.com/watch?v=pjlTcL8gNnM

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Desidero iniziare così il mio ricordo del Grande Poeta che ho sempre difeso dai detrattori e di cui ho parlato tanto con i miei allievi…

Ecco un video di una sua poesia, con tante splendide immagini

https://www.youtube.com/watch?v=nThtIbGyFO0

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Pasolini1.1

Pier Paolo Pasolini nacque il 5 marzo del 1922 a Bologna. I suoi genitori, Carlo Alberto e Susanna Colussi  si sposarono Casarsa, allora provincia di Udine.  Poi  si trasferirono a Bologna dove appunto nacque Pier Paolo. La famiglia si spostava continuamente e nel 1925, a Belluno, nacque il secondogenito, Guido, che morirà il 7 febbraio 1945, da partigiano (nome di battaglia Ermes) della brigata Osoppo.

Pier Paolo, nell’immediatezza della morte del fratello, scrisse questa poesia…:

No, Guido, non salire!
Non ricordi più il tuo nome? Ermes, ritorna indietro,
davanti c’è Porzus contro il cielo
ma voltati, e alle tue spalle
vedrai la pianura tiepida di luci
tua madre lieta, i tuoi libri.
Ah Ermes non salire,
spezza i passi che ti portano in alto,
a Musi è la via del ritorno,
a Porzus non c’è che azzurro”.
Guido, insieme ad altri sedici partigiani, fu ucciso da partigiani comunisti dei GAP friulani. Musi e Porzus sono località del Friuli; a Porzus c’era la sede del comando delle Brigate Osoppo.

In quel periodo si trovavano a Casarsa, che divenne un vero punto di riferimento (tanto e vero che nel cimitero del piccolo centro, sono stati sepolti Guido e, trent’anni dopo, Pier Paolo)

Pasolini divenne segretario della sezione di San Giovanni di Casarsa, ma non era gradito nel partito e, soprattutto, dagli intellettuali comunisti friulani. Le ragioni del contrasto erano innanzitutto linguistiche. Gli intellettuali “organici” scrivevano servendosi della lingua del Novecento, mentre Pasolini scriveva con la lingua del popolo senza fra l’altro cimentarsi per forza in soggetti politici. Agli occhi di molti tutto ciò risultò inammissibile: molti comunisti videro in lui, un sospetto disinteresse per il realismo socialista, un certo cosmopolitismo e un’eccessiva attenzione per la cultura borghese. Anche la sua omosessualità era mal vista, a tal punto che, nel 1949, Pasolini venne espulso dal Partito Comunista. (Del resto sappiamo bene che anche la convivenza fra Palmiro Togliatti e Nilde Jotti, non era vista di buon occhio dai compagni. Erano tempi bui…)

Nel 1950 Pasolini si trasferì definitivamente a Roma con la madre, iniziando presto la sua immensa attività di scrittore e regista, continuando felicemente quella di poeta.

MACCHIANA DA PRESA

Scrive Raul Grisolia, critico cinematografico:

Roma, i suoi spazi, i suoi personaggi, la sua storia, sono per Pasolini uno dei territori privilegiati della sua avventura esistenziale. I luoghi delle riprese di Accattone Mamma Roma, con qualche variante, non tradiscono la sua topografia ideale, che a partire dall’area delle borgate, Casilino, Prenestino, Tuscolana, Appia Nuova, si estende talvolta ad altre zone della città : Cecafumo, Testaccio, il Ponte degli Angeli, Trastevere fra gli altri. Nonostante un’architettura e una storia diverse e lo spostamento da un quartiere all’altro, i film non perdono la loro coerenza visiva. L’immagine della città, pur se mostruosa e dissonante, conserva un’estrema organicità, anche se la Roma monumentale non appare mai, ad eccezione dell’inquadratura dell’Angelo e di Accattone. L’Angelo di Bernini è inoltre la sola traccia della città barocca ad apparire nella trilogia. Pasolini ignora la dimensione più spettacolare dello spazio urbano. Il décor architettonico, soprattutto nei primi due film, è inerte, immobile fra le case scrostate delle borgate, il biancore anonimo dei palazzi moderni, i ruderi abbandonati di un’antichità perduta e indefinita.

Angelo Guglielmi, che con Pasolini fu pure  molto polemico, ammise:

Sul piano della comunicazione fu imbattibile. Riusciva a cogliere come nessun altro gli umori dell’epoca. Era un urlatore potente, sintonizzato con il suo tempo come una musica rock. Non è un caso che il Corriere non sia riuscito a sostituirlo. E la sua grandezza consiste nell’essere tuttora un contemporaneo, modello per schiere di ragazzi”.

Impaziente di vivere, e di conoscere, Pasolini sembra aver trovato nella capitale una terra promessa, una Roma sconosciuta, che si annidava sotto i tetti delle periferie, arsa da un sole antico di secoli, tutta da raccontare, con gli occhi vergini di un friulano.

Pasolini in una borgata romana con Carlo Levi - 1970

Pasolini in una borgata romana con Carlo Levi – 1970

Pasolini ha costruito così un immaginario inedito: quello dei suoi ragazzi di vita, raccontati attraverso i suoni ancora poco familiari di una lingua, quella romanesca, appena conosciuta, quello degli accattoni, visto attraverso lo sguardo di un dilettante del cinema che, per realizzare un primo piano, s’ispirava ai chiaroscuri di Masaccio e alle forme di Giotto. Ma, da miniera d’oro di gemme realiste e verità nascoste, Roma diventa presto la fonte involontaria di un disgusto supremo, verso la conformità intesa come dogma, verso il consumo ormai imperativo morale, verso l’arte ormai massificata dalla televisione.

La passione per il calcio

La passione per il calcio

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Quella tragica notte all’Idroscalo di Ostia

Anche i bambini ormai sanno che, da quella lotta che Pelosi nel ’75 confessò di aver fatto con Pasolini, nettamente più forte di lui, emerse lindo e pinto, senza un graffietto. Bastava guardare le condizioni del corpo del poeta per capire la follia di quella confessione. Ma il nuovo racconto fatto dalla “rana” in tv, 30 anni dopo, è quello di un delitto commesso da altri, da ignoti.

Antonio Padellaro:

Quando la Fallaci mi chiamò …

“Sono Oriana Fallaci. Padellaro, ascolta bene: Pasolini è stato ucciso dai fascisti. DAI FASCISTI, devi scriverlo”. Sarà stato il giorno dopo la scoperta del corpo maciullato all’Idroscalo di Ostia e il telefono sulla mia scrivania nella redazione romana del Corriere della Sera (allora in via del Parlamento) vibrava di rabbia. Lusingato, ma anche intimorito dall’attenzione della grande collega, non sapevo cosa rispondere. Balbettai qualcosa sulle indagini di polizia, cose a cui la voce non era minimamente interessata. Voleva, anzi intimava un titolo sul Corriere dell’indomani, che non ebbe.

In quelle ore non avevamo alcun elemento di fatto per scrivere che Pier Paolo Pasolini era stato vittima di un agguato fascista, ma solo il sesto senso della Fallaci che virgolettai fedelmente. Non mi cercò più.

I “latrati” del caporedattore la mattina dell’omicidio all’Idroscalo di Ostia, il corpo portato subito via, i possibili indizi compromessi dalla folla dei curiosi, il caso chiuso in poche ore con il fermo di Pelosi. E la voce della grande inviata: “Sono Oriana Fallaci. Ascolta bene…”. Antonio Padellaro, allora giovane cronista, racconta la scena del delitto del secolo. E i dubbi ancora aperti 40 anni dopo

L'uccisione di Pasolini e la Fallaci

morante pasolini

Elsa Morante

Pier Paolo, amico mio

Roma, 13 febbraio 1976

(…)

Loro ti rinfacciavano la tua diversità
dicendo con questo: l’omosessualità.
Difatti, loro usano il corpo delle femmine
come gli pare. Liberi di usarlo come gli pare.
Il corpo delle femmine è carne d’uso
ma il corpo dei maschi esige rispetto. E come no!
Questa è la loro morale. Se una femminella di strada
avesse assassinato uno dei loro
non la giustificherebbero perché immatura.
Ma in verità in verità in verità
quello per cui tu stesso ti credevi un diverso
non era la tua vera diversità.
La tua vera diversità era la poesia.
È quella l’ultima ragione del loro odio
perché i poeti sono il sale della terra
e loro vogliono la terra insipida.
In realtà, LORO sono contro-natura.
E tu sei natura: Poesia cioè natura.
E così, tu adesso hai tagliato la corda.
(…)

che tu sorrida e rida dei loro profitti e speculazioni e rendite accumulate
e fughe dei capitali e tasse evase
e delle loro carriere ecc.
Che tu possa riderne e sorriderne per un attimo
prima di tornartene
al Paradiso.
Tu eri un povero
E andavi sull’Alfa come ci vanno i poveri
per farne sfoggio tra i tuoi compaesani: i poveri,
nei tuoi begli abitucci da provinciale ultima moda
come i bambini che ostentano di essere più ricchi degli altri
per bisogno d’amore degli altri.
Tu in realtà questo bramavi: di essere uguale agli altri,
e invece non lo eri. DIVERSO, ma perché?
Perché eri un poeta.
E questo loro non ti perdonano: d’essere un poeta.
Ma tu ridi[ne].
Lasciagli i loro giornali e mezzi di massa
e vattene con le tue poesie solitarie
al Paradiso.
Offri il tuo libro di poesie al guardiano del Paradiso
e vedi come s’apre davanti a te
la porta d’oro

da: Il Corriere della Sera

finale

2 Risposte to “Quella tragica notte All’Idroscalo di Ostia”

  1. Gennaro Says:

    Un post necessario

  2. maria speranza perna Says:

    cIAO, Gabriella, per motivi anagrafici ho conosciuto poco e male Pier Paolo Pasoini come scrittore. A diciott’anni appena compiuti, però, andai a vedere il suo “Decameron” che mi affascinò. Poi, Maurizio, mi fece leggere”Scritti Corsari”ed io cominciai ad apprezzare questa figura di intellettuale fuori dal coro, Grazie, Gabriella, per quanto hai scritto su di lui, Spes

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