Napoli, la sirena morente

La notte del 4 marzo scorso è stata, per me, terribile. Avevo saputo, in tempo reale (circa le 22), mentre navigavo in Internet, del terrificante rogo che ha distrutto la Città della Scienza.
Avevo degli incubi, mi sembrava di vedere la sirena Partenope morente presso l’isoletta di Megaride.

Partenope morente

Il mio pessimismo era altissimo. Non facevo altro che ripetermi: “Hanno deciso di distruggere la città! l’incendio del Tribunale del 2001 è stato il rifiuto delle leggi e di qualsiasi regola, il 4 marzo, il tragico incendio che ha divorato la Città della Scienza, ha simboleggiato il desiderio di distruggere quella straordinaria cultura che Napoli da migliaia di anni rappresenta attraverso l’arte, la storia, la scienza, la filosofia, la letteratura!

san Martino

s domenco maggiore

opere misericordia

Per non parlare delle bellezze naturali deturpate da chi cementifica nella speranza di un condono che politici senza scrupoli promettono sempre…
napoli-night

Scrive oggi Ermanno Rea: “La Città della Scienza, fiore miracolosamente fiorito in questa radura disperata, crocevia di turpi appetiti e di violenza di ogni risma, si direbbe che era destinata a fare la fine che ha fatto (…) era un’anomalia, una disperata promessa di diversità, di pulizia morale, di intelligenza urbanistica e culturale (…)
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Come tutti sanno la Città della Scienza è stata costruita sul territorio dell’Italsider.

bagnoli_napoli italsider

Qui possiamo evidenziare come, attraverso l’alibi del cambiamento, del riscatto economico e sociale del Meridione, si fa scempio di un territorio fantastico che subisce altresì un inquinamento spaventoso. Costruita nel 1910, l’Italsider durante tutto il secolo scorso dà sì lavoro a molti operai, ma riempie anche di polvere nera tutto il circondario: i palazzi, i balconi, i panni stesi al sole (!), le camere da letto, la pelle: le conseguenze sulla salute degli operai e dei cittadini sono devastanti. Nel 1992 l’impianto viene chiuso non tanto per rispetto alla salute degli abitanti di Bagnoli, ma per la crisi del settore.
Si decide i bonificare la zona.
Anzi già nel 1987 era nato Futuro Remoto, che sarà imperniato ogni anno attorno alla presentazione di un tema monografico diverso, la manifestazione multimediale, ideata e organizzata dalla Fondazione Idis-Città della Scienza, contribuisce significativamente ad avvicinare alla scienza e all’innovazione tecnologica, un numero notevolissimo di persone di tutte le età.

napoli_futuro-remoto

Negli anni ’90 su iniziativa del fisico Vittorio Silvestrini, lungo via Coroglio, al limitare dell’area ex Italsider, nasce la Città della Scienza per la quale si decide di riutilizzare i capannoni come sede di un museo scientifico all’avanguardia, per la divulgazione della scienza e della tecnologia con mezzi interattivi.

città

Il riscontro è altissimo, i visitatori aumentano in maniera esponenziale: tra il 1996 e il 2001, anno del primo significativo ampliamento della struttura, visitano la Città della Scienza più di 900.000 persone. È la dimostrazione della reale possibilità di un riutilizzo funzionale degli spazi industriali a costi ridotti ed altissimi ritorni economici e d’immagine. Si mostra il volto migliore della nuova Bagnoli: il turismo scientifico del nostro paese, un luogo di incontro per insegnanti, studenti, famiglie, i bambini, di tanti che amano l’avventura scientifica e hanno sete di conoscenza.

citta3

Anche io mi ci sono recata più volte con i miei allievi ed è stato sempre un successo!

Nel frattempo molti progetti, tra cui “Bagnoli Futura”, prendono il via..

Bagnoli futura

Ma non tutto funziona come tante persone oneste desideravano

Con il passare del tempo e l’avvento della crisi mondiale, coloro che lavorano nella Città della Scienza da sempre, con entusiasmo e abnegazione, cominciano a non percepire lo stipendio tutti i mesi, fino a giungere ad oggi: queste ottime persone non vengono pagate da 11 mesi!
Ieri, fuori del museo c’erano quasi tutti i 160 dipendenti, angosciati per il loro futuro occupazionale; gli stessi timori coinvolgono i tanti che lavoravano nell’indotto creato dal museo,
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Qui di seguito un video su come era (almeno in parte, perché era vastissima)
http://video.corriere.it/napolinel-video-ufficiale-com-era-citta-scienza/564e091a-856a-11e2-b184-b7baa60c47c5

Ed ecco la catastrofe: quasi certamente causata da mani delittuose. Costoro salendo, dalla parte del mare, danno fuoco alla struttura: da quella parte lo scempio è molto visibile e gran parte dei cittadini assiste impotente alla distruzione di questo vero e proprio gioiello, uno dei tanti che possiede Napoli…
I danni sono enormi: sopravvivono solo i muri perimetrali, l’interno dei padiglioni è devastato.
Una cara amica e collega, Laura ci scrive su Facebook Forse la decisione di appiccare un fuoco violento e distruttivo, è stata presa proprio per far si’ che questa città non possa e non debba decollare:

ALLUCINANTE!

E così in pochi minuti è andato in fumo un polo – nato dall’intuizione di Vittorio Silvestrini presidente della fondazione Idis – che, in poco più di dieci anni, aveva guadagnato tanti consensi e un’immensa credibilità,.

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Ecco dunque il 4 marzo 2013, il lunedì nero della città. Purtroppo non si può citare solo questo tragico lunedì, ma sono tanti, davvero tanti i problemi che sembrano non finire mai: l’ala del palazzo che crolla, sempre il 4 marzo alla riviera di Chiaia, le strade dissestate, i mezzi pubblici rarissimi, i motociclisti senza casco che corrono, con atteggiamento arrogante sui marciapiedi, terrorizzando i pedoni, il pericolo di trovare un proiettile vagante di una sparatoria fra criminali etc etc.

Crollo del Palazzo alla Riviera di Chiaia

Non voglio continuare: i problemi che viviamo giornalmente li vogliamo esternare fra noi cittadini, altrimenti in luoghi lontani da noi come mentalità e come spazio ci sentiremo ancora una volta chiedere. “Prima di ogni altra cosa dovete fare le fogne!” oppure “Ma come, avete l’aeroporto?” e ancora più grave: “A Napoli, c’è l’Università?”
Dobbiamo mettere a tacere questa gente ignorante, ma con i fatti: certo in questi giorni siamo tutti avviliti e incerti sul futuro e il titolo che ho dato a questo articolo la dice lunga…

Napoli le fiamme divorano  la città della scienza

Ma il pessimismo non deve perdurare in noi, allora desidero terminare con due video importanti

A voi un commento!

http://www.fanpage.it/citta-della-scienza-napoli-vuole-la-ricostruzione/

Mobilitiamoci tutti per aiutare a ricostruire l’eccellenza della cultura scientifica italiana…
Troverete molte indicazioni nei giornali e in Internet, nei Social Network. La Fondazione Idis ha dedicato un conto corrente agli aiuti. Il codice IBAN si trova facilmente in Internet

Ma soprattutto ricordiamoci cosa hanno perduto i nostri giovani


Restitueremo loro questo gioiello?
Gabriella Raffaele

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