Grande Benigni!

Ora che si sono spenti i riflettori di Sanremo, mentre la crisi in Libia sta creando situazioni spaventosamente violente e sanguinarie, mentre l’Italia scende sempre più nell’abisso, sento il bisogno di dire la mia sulle polemiche e gli entusiasmi seguiti a quella che considero la performance stupenda e mitica di Roberto Benigni sull’Inno nazionale e tanto altro.

Sono comunque nell’argomento di questi tempi: il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia che finalmente, dopo assurdi tentennamenti e il “no” della Lega, si è stabilito di rendere festa nazionale, solo per quest’anno, il 17 marzo prossimo, data in cui, Vittorio Emanuele II (!) proclamò nel 1861 il Regno d’Italia.
Nonostante i miei noti malanni, spero proprio di partecipare ad una bella manifestazione!

Tornando a Benigni e alla terza serata del 61.mo Festival di Sanremo (17 marzo u.s.), il grande attore si è presentato sul palcoscenico su un cavallo bianco, sventolando una bella bandiera tricolore ed esclamando: VIVA L’ITALIA!!!!

Con una intensità entusiasmante ha esaltato la nostra patria, la nazione più bella del mondo, tanto invasa, dominata e saccheggiata.
Il suo monologo, ovviamente non ha risparmiato frecciate (indirette) sulla situazione odierna dell’Italia di Berlusconi…

E qui “cedo la parola” ad Alessadra Comazzi che in un articolo su “La Stampa” ci ha ottimamente raccontato quanto ha detto Benigni.
“ «Mameli, quando scrisse l’inno aveva 20 anni. A quell’epoca la maggiore età si raggiungeva a 21. E Mameli era minorenne. Anche l’Italia è minorenne. Che cosa sono 150 anni? L’Italia è una bimba. La storia delle minorenni, d’altronde, è nata con Gigliola Cinquetti che si spacciava per la nipote di Claudio Villa e a Sanremo cantava “Non ho l’età”. Mentre Cavour se la intendeva con la nipote di Metternich». Oppure: «Le procure stanno perdendo tempo. Silvio, se non ti piace cambia canale, vai sul due, ah no, c’è Santoro, allora vai a dormire. Dunque le procure perdono tempo. Bastava andare all’anagrafe egiziana per vedere se Mubarak di cognome si chiama Rubacuori, Mubarak Rubacuori». E ancora: «Sono felice di essere accanto a Gianni Morandi, persona straordinaria, uno stile memorabile (Benigni la ripete molto, la parola «memorabile», n.d.r.). Non se la prende mai, non reagisce ai soprusi: questo stile mi piace molto, il prossimo festival lo facciamo presentare a Bersani. D’altronde Morandi ha dedicato la canzone a Garibaldi, “Uno su mille ce la fa”. E qui parliamo di Risorgimento, che è stato fatto da uomini memorabili: Mazzini, Garibaldi, Cavour, Andreotti… Andreotti era piccino».
Battute, sì, ma erano il contorno. Gli antipasti che dovevano condurre al piatto forte, l’esegesi dell’Inno d’Italia. Esegesi, secondo le più scaltre tecniche oratorie, a lungo invocata come un mantra, e che è poi esplosa in tutta l’immaginifica capacità affabulatoria di Benigni. Che ha posto il suo intelletto al servizio dell’analisi delle parole e delle musiche di Mameli e Novaro, due genovesi. Ha commentato verso per verso, invocando con aria di bonario rimprovero Bossi sempre malmostoso su «schiava di Roma» («Umberto, è la Vittoria che è schiava di Roma, non l’Italia! Il soggetto è la Vittoria!), spaziando dalle Guerre Puniche all’Impero Romano, dagli Orazi e Curiazi alle coorti, quelle alle quali ci si deve stringere, ha parlato di Francesco Ferrucci e Maramaldo.
«Il nostro inno è talmente bello che consente anche di non festeggiarlo». Ha parlato del mito di Garibaldi, di Churchill che, dopo aver vinto la guerra, perse le elezioni, e disse: «Proprio per questo abbiamo combattuto». Ha parlato di Dante cui appare Beatrice (in quel punto gli è pure mancata la parola «verde», soffocata forse dall’impeto): Dante perché da lui derivano i colori della nostra bandiera. E la nostra importantissima lingua. Ha parlato di Gioberti, insistendo sulla necessità dell’unione (ovvio richiamo a Morandi). Ha parlato delle donne del Risorgimento, citando anche la Contessa di Castiglione: «Non potete sapere che cosa hanno fatto le donne»: beh, la contessa di Castiglione ha combattuto per Cavour nel letto di Napoleone III, ma insomma. Parlava di diritti, dei voti alle donne, prima donna ministro fu Tina Anselmi, nel ‘76. Benigni ha chiosato anche le strofe del nostro inno che nessuno più conosce e canta. «Storia di un’Italia sventrata dagli stranieri», di Umberto da Giussano: «Legnano. Il carroccio. Ma loro ci sono morti. Si misero tutti insieme e fecero la Lega Lombarda. Distrussero Federico Barbarossa. E’ dentro l’inno di Mameli: ogni volta che dite Legnano, potete sventolare tranquillamente la bandiera». Ha esortato a celebrare la festa nazionale, ha ricordato tutti coloro che sono morti perché noi potessimo vivere. Ha detto che il Risorgimento l’ha fatto il popolo, e questa fa il paio con l’impegno della Contessa di Castiglione: l’arte retorica ha le sue esigenze.
Ha terminato cantando «Fratelli d’Italia», quietamente, senza musica. Sarebbe stato meglio che il pubblico non avesse applaudito a metà. Benigni è un autore, è attore, regista, è un uomo di spettacolo”.
Ho trovato i quattro indirizzi Web che mi hanno fatto ammirare la bravura di Roberto – non l’avevo vista in televisione ma fidavo nei video di YouTube. Qui la sua performance, divisa i quattro parti è completa per chi non l’avesse ancora vista o la volesse rivedere….

http://www.youtube-nocookie.com/watch?v=nEs60sSitRI&feature=related

http://www.youtube-nocookie.com/watch?v=yKbmDTponVw

http://www.youtube-nocookie.com/watch?v=IU4khHIfoTk

http://www.youtube-nocookie.com/watch?v=kY0EMtsmk50&feature=fvsr

Voglio riportare due commenti rabbiosi e stizziti molto lontani da quanto moltissimi pensano dell’attore: il primo è del solito giornale “Libero”….

Roberto Benigni, il quale pare guadagni 200mila euro per trenta minuti? Se teme la mancanza di contraddittorio perché ha invitato uno che, all’ultima apparizione in Rai, ha berciato per un’ora contro Silvio? Inoltre, Benigni non fa più ridere da tempo,

Il secondo è di Borghezio ed è intitolato incredibilmente “Benigni show e’ prostituzione”

“Pur di far notizia l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio le spara grosse: «Fa schifo il prostituirsi di un artista alle esigenze della retorica di una parte del Paese contro l’altra», ha detto a Klauscondicio (il programma di approfondimento politico di Klaus Davi in onda su YouTube) parlando del comico atteso al festival. Per Borghezio «Morandi fa pena, ma non è un profittatore. Benigni invece prende un sacco di soldi per fare un untuoso ossequio ai valori risorgimentali. Questi signori sono dei ‘marchettari’». Per il leghista le presunte prostitute di Arcore «hanno certamente più dignità di Benigni». E su Morandi: «Molto simpatico, ma resta un agit-prop comunista”.

RICORDO AD ENTRAMBI E AGLI ALTRI DETRATTORI CHE BENIGNI HA DEVOLUTO IL SUO COMPENSO IN BENEFICENZA:

fonte internet:
http://www.paid2write.org/attualita_gossip/polemiche_per_il_compenso_di_benigni_250_000_euro_ad_un_ospedale_di_firenze_10643.html

“Roberto Benigni ci stupisce ancora. Ha infatti devoluto interamente il suo compenso pattuito con la Rai di 250’000 euro all’ospedale Meyer di Firenze. Cosa dire di fronte ad un gesto del genere?
Appena uscita la notizia, già molti scettici avevano ricondotto tutto ad una scappatoia pubblicitaria per attirare su di se l’attenzione dei media, come se ce ne fosse bisogno. Benigni li ha smentiti in prima persona, confermando la donazione ed addirittura spiegando come l’idea era nata all’atto di sottoscrizione del contratto, quindi molti mesi or sono. Il compenso sarà ora utilizzato per realizzare una nuova ala dell’ospedale fiorentino.

Ed ora, continuando, vorrei mostrare i video di Luca e Paolo, il duo del programma (Mediaset!) “Le Iene”

  • Qui cantano provocatoriamente di politica

  • e qui recitano da   “La citta futura” di Gramsci

http://www.youtube-nocookie.com/watch?v=-27kmsRIT4k

***

Bisogna ancora dire che il vincitore di Sanremo, Roberto Vecchioni, ha scritto una bellissima canzone che riporto in questo mio articolo, molto diverso dagli altri perché, come ho già scritto, mi concede una parentesi a questo periodo così terribile che stiamo vivendo….

Roberto Vecchioni canta "Chiamami ancora amore"

http://www.youtube-nocookie.com/watch?v=sWbeemB6ECY&feature=related

Ma la conclusione di quanto ho scritto e riportato riguarda un mio ricordo di ragazza, quando con i miei cugini percorrevo la strada dal mio casale (quello riportato sempre in alto), al centro di Porto Ercole (GR) cantando a squarciagola la canzone “La bandiera” dal “Rinaldo in campo” di Domenico Modugno

Col bianco delle nevi delle Alpi
col verde delle valli di Toscana,
col rosso dei tramonti siciliani,
noi facemmo una bandiera
Bianca rossa e verde
la bandiera tricolor
bianca rossa e verde
la bandiera tricolor

Col bianco dei colombi di San Marco
col verde dei miei prati in Lombardia,
col rosso dei papaveri abbruzzesi,
noi facemmo una bandiera
Bianca rossa e verde
la bandiera tricolor
bianca rossa e verde
la bandiera tricolor

Col bianco dei capelli di mia madre
col verde di due occhi tanto belli,
col rosso, rosso sangue dei fratelli,
noi facemmo una bandiera
Bianca rossa e verde
la bandiera tricolor
bianca rossa e verde
la bandiera tricolor!

6 Risposte to “Grande Benigni!”

  1. rosalba Says:

    grazie!

  2. margherita Says:

    cara Gabriella, sono sorpresa del tuo entusiasmo: per quanto io sia una appassionata di Benigni, la sua performance mi è sembrata il trionfo di una facile retorica e di una banalità storica davvero inaspettate. Ti dico la verità, penso che non c’è bisogno di questo, ma di una coscienza civile che si radica nel vivo delle contraddizioni dell’oggi.

    Un saluto affettuoso, Margherita

    • gabriellaraffaele Says:

      Cara Margherita, devo dire che la perfonce di Benigni è servita e come: non a chi insegna storia da tanti anni come te e me, ma per le persone semplici (tipo la ragazza del mio parrucchiere che mi ha detto che Benigni le ha fatto capire tante cose, tipo il significato dell’inno nazionale)
      Il festival noi non lo seguiamo, ma loro sì (e magari poi vedono solo Mediaset).Dunque il suo entusiasmo e le sue provvidenziali frecciate sono contagiose e, secondo me, servono davvero: punti di vista….
      Ciao, un abbraccio a tutti da noi due

  3. giuliana Says:

    Non ho capito perchè tanta gente ce l’ha con Benigni, Saviano, Fazio, la LItizzetto, quei pochi, cioè, che nel mondo dello spettacolo o, comunque, della cultura, ancora resistono, pensano con la propria testa, cercando di esprimere qualcosa di sensato. Personalmente penso che ne abbiano paura o fastidio: sono persone che si distinguono dal piattume della massa ma, nel far ciò, pongono problemi, suscitano il dubbio e,invece, com’è bello non pensare, affidarsi a qualcuno che lo fa per noi e ci elimina qualsiasi problema o piccolo tarlo della coscienza…. E che importa, poi, se quest’essere è corrotto, c’inganna, ci trasmette un’etica priva di etica? Lui pensa per noi, che bello! Posso dormire tranquilla vedendo la mia fiction preferita e sognare… sognare feste e cene in una villa di favola. Ma si’, è proprio Villa Certosa!

    • Gabriellaraffaele Says:

      Sì, è vero sono tante le persone che non sopportano coloro che ti dicono o con il sorriso o con dei bellissimi monologhi, delle verità che per noi, persone di cultura, sono incontrovertibili. Chiarisco che non è questo il caso della mia amica Margherita che si riferiva all’ultima performance di Benigni (leggi la mia replica) ma di coloro cui la cultura fa paura perchè rende le persone libere, consapevoli dei propri diritti e in lotta contro la corruzione.
      Tra coloro che sono al governo ce ne sono tanti, troppi!
      Ho trovato un commento di mario tarquini, direttore de “L’Avvenire” che può essere portato come esempio: “Quando la vicenda umana di Eluana Englaro stava per concludersi e subito dopo la sua terribile morte provocata dalla deliberata sottrazione di acqua e cibo, Saviano – lamenta il quotidiano dei Vescovi italiani- affermò come vere cose che vere non erano affatto, a cominciare dalla devastante e distorcente descrizione di Eluana come una povera creatura martoriata, torturata da un groviglio di cavi e fili che la tenevano in vita artificialmente”.
      Viviamo un periodo oscuro che ci fa paura…..

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