Elsa Morante – La Storia – Useppe

In questi giorni  ho pensato a diversi argomenti da sviluppare in un nuovo articolo del mio blog:

  • La trasmissione davvero ottima “Vieni via con me”, ma se ne è parlato tanto e per fortuna i commenti positivi hanno di gran lunga superato quelli negativi
  • L’emergenza rifiuti in Campania: NO! NON CE LA FACCIO PIÙ!!!
  • I tagli alla scuola e all’Università: preferisco seguire l’evoluzione della situazione. Per ora mi basta constatare che i ragazzi stanno manifestando, con forza, il loro dissenso
  • Il delitto di Avetrana: mi rifiuto  di scrivere qualcosa sull’argomento; ormai,  se trovo una pagina di giornale che ne parla, la giro immediatamente senza leggerla… ne hanno fatto un orrendo business!
  • il 30 anni dal terremoto in Campania e Basilicata: non so se prima o poi ne parlerò: pur non avendo avuto danni, il ricordo è comunque molto dolorosa
  • La violenza sulle donne,  cui era anche dedicata la  giornata del 25 novembre;  ho però già inserito su Facebuk un video molto drammatico che ha, come sottofondo, la splendida voce di Fiorella Mannoia in “Siamo così…”

***

Il  25 novembre! Ecco su cosa scriverò: in questo giorno del 1985, esattamente 25 anni fa, Elsa Morante, la grande scrittrice, tra quelle che più ho amato, ci ha lasciato per sempre.

Scrisse di lei:

Nacqui nell’ora amara

del meriggio, nel segno

del Leone,           (Roma, 18 agosto 1912 –  n.d.r)

un giorno di festa cristiana.

Fui semplice ragazza,

madrina a me stessa

fu una gatta

Dall’ottimo sito “internet cultura” riporto alcuni tratti della sua biografia

Nata a Roma, […] di madre settentrionale, di padre siciliano […].
Dall’età di quindici anni in poi – abbandonate del tutto le fiabe e quasi del tutto le poesie – la scrittrice si è dedicata quasi esclusivamente all’arte del romanzo e del racconto.

Il primo critico che si è interessato al suo lavoro, è stato Giacomo Debenedetti; e questo, nella vita della scrittrice, è uno dei ricordi più grati. […]

Moltissimi critici si sono occupati della sua opera;  ma pochissimi di loro con adeguata attenzione o con vera intelligenza. Vi sono poi alcuni critici che hanno scritto e pubblicato critiche sui suoi libri senza però averli mai letti.

Le opere di Elsa Morante sono tradotte in tutti i paesi civili del mondo. Chi volesse conoscere le sue idee sull’arte narrativa, potrà leggerle in un suo saggio, pubblicato nel 1959 sulla rivista “Nuovi Argomenti”, in occasione di una inchiesta sul romanzo.

Residenza abituale: Roma. Ha però viaggiato su tutti i continenti, specie in questi ultimi anni. Le città che predilige sono Roma, Venezia e New York.

Il luogo che più ama in tutto il mondo è Piazza Navona.
Le popolazioni con cui va più d’accordo sono i Napoletani e gli Inglesi.

Le popolazioni con cui va meno d’accordo sono i Milanesi e i Francesi.
L’autore più amato è Mozart.

Le cose che più odia sono le dittature, il moralismo austero e la musica leggera. […]

(Dalla scheda autobiografica in Ritratti su misura, Venezia,  1960)

Il 14 aprile 1941, lunedì dell’Angelo, Elsa sposa Alberto Moravia e con lui si stabilisce in un piccolo appartamento in Via Sgambati dove rimarrà, salvo i temporanei spostamenti dovuti alla guerra, fino al 1948.

Nel settembre 1942 esce da Einaudi la fiaba Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina (il cui nucleo originale risale ai tempi del ginnasio), illustrata dalla stessa Morante. Ha inizio nel frattempo la stesura del romanzo Menzogna e sortilegio originariamente intitolato Vita di mia nonna; in esso la saga di una famiglia del Sud italiano (…)
Essendo Moravia accusato di attività antifasciste, la coppia si sposta verso Sud, stabilendosi a Fondi, un paese di montagna della Ciociaria, in attesa della liberazione.

Carlo Levi; ritratto di Elsa Morante Carlo Levi: ritratto di Elsa Morante

Nella primavera del 1952 comincia la stesura di L’isola di Arturo, pubblicato da Einaudi nel 1957, con il quale vincerà il premio Strega. La storia della difficile maturazione di un ragazzo che vive quasi segregato nel paesaggio immobile dell’isola di Procida, accanto all’imponente presenza del penitenziario.
Con una delegazione culturale visita nel marzo l’Unione Sovietica e in settembre la Cina.

Il rapporto con Moravia però non è stato per nulla sereno, tanto che nel  1962 Elsa si separa definitivamente dal marito e quasi contemporaneamente vive la tragica esperienza della morte di un caro amico, Bill Morrow, precipitato nel vuoto da un grattacielo.

Continua la sua attività letteraria ma  poi  trascorre gli ultimi anni di vita a letto, non potendo più camminare. Nell’aprile del 1983 tenta il suicidio aprendo i rubinetti del gas, ma viene salvata da una domestica. Nel 1984 ricevette il Prix Médicis per Aracoeli. Dopo un nuovo intervento chirurgico rimane in clinica, a Roma, dove muore d’infarto il 25 novembre del 1985.

Elsa ha scritto molto,  ma oggi vorrei scrivere su alcuni punti del suo magnifico romanzo “La Storia” che ho letto più volte e che mi ha fatto piangere di commozione e  vorrei ricordare che durante i miei moltissimi anni da docente di Italiano e Storia, ho voluto sempre parlare agli allievi di questa grande e straordinaria scrittrice, cercando di trovare le argomentazioni più convincenti di fronte a coloro che ne parlavano male o con una certa aria di sufficienza.

Dunque è  stato letto anche dai miei studenti ed ha contribuito a far loro comprendere gli orrori della guerra. Non solo, ma la sua scrittura, come ha affermato C. Cases, in “La Storia. un confronto con “Menzogna e sortilegio” ci dà la sensazione «come se i personaggi le tenessero la penna in mano»
La citazione evangelica adottata per epigrafe del romanzo, “Hai nascosto queste cose ai dotti e ai savi e le hai rivelate ai piccoli, perché così a te piacque” ha senz’altro questo scopo.
Ed ecco dunque Useppe, il bimbo nato dallo stupro di un tedesco nei confronti della maestrina Ida Ramundo.
Il bimbo, “occhi di mare e di cielo bavarese” è il vero protagonista del romanzo. È intelligente, vivace, interessato da tutto ed è talmente simpatico e buono che il lettore si affeziona a lui come ad una persona reale.
In qualsiasi posto si trovi, anche nel terribile camerone, dove è costretto ad abitare in promiscuità con moltissime persone, dopo che il bombardamento di S. Lorenzo ha distrutto la loro casetta, pensa di stare in un posto magnifico. Vive in simbiosi con la natura e gli animali. In particolare il linguaggio infantile del piccolo Useppe ci commuove: è il linguaggio umile dell’innocenza, le sue parole teneramente incomplete, esprimono una dolce poeticità.


Ma la Storia, afferma la Morante è “uno scandalo che dura da diecimila anni ”, in quanto secondo l’autrice essa non è altro che una serie di prevaricazioni dei potenti ai danni dei poveri e degli indifesi.
Quindi Useppe è la vittima della corruzione e della pochezza umana, insita in ogni guerra, perché a patirne le conseguenze più rovinose, in primo luogo sono i bambini.

Il compianto scrittore e critico friulano, Carlo Sgorlon, ci ha lasciato una profonda definizione di Ida: (…) “L’esaltazione degli umili, tutti istinto e naturalezza, trova il suo archetipo più efficace in Ida Ramundo: questa mater dolorosa dall’aspetto dimesso e invecchiata prima del tempo, «pare una vittima predestinata per la sua totale mansuetudine, la rassegnazione, l’insignificanza sociale, la rinunzia a chiedere alla vita qualsiasi cosa per sé. Ida soffre tutti i dolori senza averne alcun compenso. Non ha mete da raggiungere che non siano la sopravvivenza e la difesa dei suoi figli».
Sentimento predominante in lei è la paura — caratteristica tipica dell’ebreo perseguitato — ma è anche e soprattutto la paura dell’essere indifeso, di chi sta sempre in allarme e teme i colpi sinistri del destino; dell’animale braccato nel timore di un pericolo improvviso (…)”

Nel 1986 il regista Luigi Comencini ha diretto lo sceneggiato TV,  tratto dal romanzo della Morante. In esso ha, tra l’altro, inserito filmati d’epoca in bianco nero, veri manifesti del periodo descritto nel quale spicca l’interpretazione molto umana di Claudia Cardinale.

 

Una scena dello sceneggiato

Quanto ho scritto, di getto sul romanzo è decisamente incompleto per cui invito coloro che non lo hanno letto il (ritengo pochi) di leggerlo:  è un vero…. consiglio da amica.

In ogni caso desidero concludere in maniera particolare, ovvero con delle connotazioni, di fonte internet, che mi sembrano molto interessanti:

***

Analisi della condizione femminile

Di tematiche storiche la Morante ne affronta di svariate nel suo romanzo, ma forse quella che più mi si avvicina è la condizione femminile.
Figura questa non sempre evidente nel contesto, ma comunque importante. Possiamo dire che la condizione femminile è una problematica che ha preso piede proprio dopo i due conflitti mondiali; quando, in effetti la società patriarcale era ormai superata a causa delle necessità della guerra. Le donne infatti, acquistando consapevolezza in loro stesse, hanno compreso l’importanza del loro ruolo come forza lavoro e come madri.
A causa delle precarie condizioni della guerra la necessità ha portato le donne ad assumersi sia i loro precedenti incarichi che quelli che prima erano degli uomini. In seguito nel primo dopoguerra non era possibile tornare ai rigidi principi di una società che concepiva la donna come una figura atta alla crescita dei figli e alla cura della casa.

Dal momento che questo ruolo ormai non era più adatto alle donne che, consapevoli delle loro capacità e del loro ruolo importante nella società, cominciarono a pretendere con forza di essere equiparate agli uomini in quanto esse, lavorando al loro pari, meritavano i loro stessi diritti come, ad esempio, quello di voto.

In Italia le donne hanno conquistato il diritto di voto solo nel 1946, in occasione del Referendum istituzionale

Questa tematica si può ritrovare spesse volte in tutto il romanzo della nostra Elsa, infatti anche se l’autrice non ne parla mai esplicitamente si può intravedere attraverso i personaggi femminili descritti, primo tra tutti Ida che coraggiosamente riesce a crescere due figli nonostante sia vedova. Infatti essa ha un lavoro e uno stipendio e quindi è indipendente e non risente della mancanza dell’uomo.
Arriviamo al 1975, precisamente alla legge del 19 maggio n. 15,1sul diritto di famiglia secondo il quale le donne devono essere considerate al pari degli uomini.
Ma il maschilismo purtroppo esiste tutt’oggi e, volendo fare un accenno all’argomento cui mi riferivo all’inizio dell’articolo, uno dei fattori scatenanti della violenza sulle donne è proprio il rifiuto dell’uguaglianza.
Ma le donne riescono a svolgere gli stessi lavori degli uomini e lo hanno dimostrato quando hanno lavorato nelle fabbriche nel periodo di guerra o nei campi al posto dei propri mariti.
Oggi molte hanno raggiunto vette che qualche tempo fa erano impensabili, ma per ottenere questo devono operare con una forza e una determinazione doppia rispetto all’uomo

Ecco ora uno scritto che ha girato parecchio in internet,  qualche tempo fa, ma che desidero ugualmente riportare.
Questo è stato trascritto dal sito:
http://www.giovannileoni.com/2010/03/pensiero-di-elsa-morante/

Pensiero di Elsa Morante
«Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.» .

Qualunque cosa abbiate pensato,
il testo è di Elsa Morante.
È stato scritto nel 1945 e si riferisce a Mussolini.

***

Ricordo di Elsa Morante; il comune di Roma ha posto questa targa ricordo a Via Vespucci, a Testaccio, dove è vissuta la grande scrittrice

13 Risposte to “Elsa Morante – La Storia – Useppe”

  1. Gennaro Carotenuto Says:

    Straordinario!

  2. gabriellaraffaele Says:

    Grazie!

  3. Ugo Stornaiolo Says:

    Bellissimo articolo, Gabriella, mi ha emozionato

  4. Gabriella Says:

    Ci ho messo davvero molto impegno: Elsa Morante era straordinaria….

  5. Carlo Caregnato Says:

    Una intuizione creativa andar via da un mediocre presente e ritrovare nella “Storia”, e in una donna straordinaria, pagine nitide che svelano lontane realtà ma il cui riverbero arriva a far luce su angoli ancora cupi del nostro quotidiano. Un accostamento imprevisto, un bel regalo per la riflessione di tutti noi. Ciao.

  6. gabriellaraffaele Says:

    Come al solito i tuoi commenti sono molto profondi e acuti…
    Grazie!

  7. donnaincorriera Says:

    Articolo meraviglioso. Hai affrontato un argomento davvero importante e sei riuscita a trasmettere la bravura, il carisma e la forza di Elsa Morante. Ho pianto mentre leggevo l’ultima pagina di “Storia”, ho amato ogni suo capolavoro. Grazie per averla ricordata così bene!

    • gabriellaraffaele Says:

      Grazie, Diletta del tuo gentile commento. Sono entrata nel tuo blog: è molto bello, anche come grafica, oltre che per il nome, donne in carriera. Io sono moooolto più grande di te, ma il mio carattere è sempre vicino agli anni settanta e al mondo femminista.

  8. Giovanni Leoni Says:

    Grazie della citazione ma in particolare della tua revisione sulla Morante.
    Sono angoli culturali che nobilitano internet.

    Ciao da Giovanni Leoni

    • gabriellaraffaele Says:

      Conosco un Giovanni LEONE ed è un caro amico. ovviamente la finale del cognome mi dice che non è lui
      Ma, anche se non ti conosco, ti ringrazio molto del tuo commento. E’ stato molto bello leggere: “Sono angoli culturali che nobilitano internet.”
      Grazie ancora e ciao Gabriella Raffaele

  9. Iolanda Marinò Says:

    Un profilatura della Morante molto accattivante e d’ impatto emotivo! Grazie.

    • gabriellaraffaele Says:

      Grazie, gentilissima!!!
      è stata una grande scrittrice che ho amato molto…tra l’altro ho avuto cura che la conoscessero e l’amassero anche i miei allieviSaluti
      Gabriella

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