Maria Padula e Giuseppe Antonello Leone

Artisti, letterati, pittori, scultori che moltissimi, compresi Renato ed io hanno nel cuore. Per entrambi nutriamo una grande stima ed un’ammirazione che quasi si avvicina alla venerazione
Una volta ci hanno invitato a cena nella loro casa di Monte di Dio: è stata una serata fantastica che ha raggiunto il culmine quando ci hanno chiesto di andare in quella che loro chiamavano “bottega”. Non avevamo mai visto qualcosa di simile! Attraverso le spiegazioni precise e puntuali, che ci hanno dato,  ci hanno fatto entrare in un mondo incantato, un mondo in cui realtà e fantasia diventavano un tutt’uno….
Violetta Luongo descrivendo il loro studio sul catalogo della Mostra all’Ostrichina, afferma: “Uno sprigionarsi e un diffondersi di sensazioni è stata per me la visita allo studio di Leone, il suo atelier che si trova in un portone di un antico palazzo nella colta via Monte di Dio. Una pesante e vecchia porta tiene chiuso quest’ antro delle meraviglie
(…)”

 

La "bottega" dei due artisti

 

Ritornando alla nostra indimenticabile visita :
i luminosi quadri di Maria  si accostavano senza contrasto alle terrecotte, ai bronzi, alle stagnole, ai quadri futuristi di Antonello.
Maria e Antonello, nati in due regioni diverse socialmente e storicamente, l’una a Montemurro in Lucania, l’altro a Pratola Serra in Campania, erano riusciti a trovare un punto di armonia forte e vivo.

Maria Padula (1915-1987)

 

Maria Padula in uno scorcio della sua Montemurro

 

Maria è vissuta in un periodo storico, da una parte pieno di notevoli fermenti culturali, dall’altra di sconvolgimenti sociali e politici..
Dunque la sua carriera artistica si è snodata dagli anni ‘40 agli anni ‘80 un cinquantennio, ricco di tragedie e grandi speranze per l’Italia e l’umanità.
Per questo la sua attività artistica era unita ai suoi impegni politici e sociali.
Sentiva profondamente il legame con il marito Antonello Leone, teneva in equilibrio il suo essere artista ed il suo essere madre: un lavorio di equilibrio difficile, faticoso, mai contraddetto.
Con lo stesso entusiasmo del marito, Maria stringeva legami culturali con grandi esponenti della cultura e dell’arte quali Rocco Scotellaro, Manlio Rossi Doria, Carlo Levi, Mario Bonfantini, Mario Bonfantini, Giuseppe Sciortino, Luigi Compagnone, etc.
Leonardo Sinisgalli (il famoso poeta-ingegnere, conterraneo di Maria) in un ritratto pieno di fraterna amicizia e solidale stima, ha scritto di lei: “ Maria ha incontrato le Muse sulle mie stesse colline e ha trovato laggiù la forza per non staccarsene mai. Tutta rapita dalla nostra aria, relegata tra gli orti della valle o tra le querce di Belliboschi, ha cresciuto i suoi figli ed ha arricchito di anno in anno la sua opera”.

 

Leonardo Sinisgalli secondo Maria Padula.

 

Il quadro oggi è collocato in una sala del centro multiculturale di Montemurro

Sinisgalli aveva scritto ancora di avere in mente “di Maria alcuni paesaggi (una quercia, la chiesa di Sant’Antonio, una collina di case e di ulivi), costruiti con una miracolosa povertà di tocco, paesaggi gravi e solenni, paesaggi assorti e lungamente osservati (non fatue impressioni domenicali).Della sua pittura si sono amati la sicurezza dell’impianto, le pennellate larghe e sicure, e la pienezza dei colori, “il verde dei pascoli ed i bruni delle piante, espressione della naturale ricchezza d’acqua della valle”: colori, questi, della Lucania di Maria Padula che ne fanno “una terra ariosa, soleggiata ed estatica”.

 

Il lago del Pertusillo a Montemurro

 

 

Rosellina 1964

 

In un articolo scritto in occasione della mostra “Maria Padula e il paesaggio”, Francesco Pentasuglia scrive:
“La mostra vuole essere un omaggio alla donna e all’artista, al suo lavoro e alla sua militanza politica e sociale, al ruolo fondamentale svolto nel processo di crescita culturale e sociale della Regione e alla sua instancabile attività artistica con cui ha saputo narrare, attraverso la pittura e le parole, la bellezza e l’unicità del paesaggio lucano”.

 

Due fanciulle

 

Ma oltre i suoi fantastici dipinti, ha pubblicato tra l’altro: “Il paese é paese d’inverno”, “Il traguardo”, “Il vento portava le voci— Storia di una ragazza lucana”, tutti ambientati sullo sfondo dell’amata Lucania, la sua terra natale
Ha ricevuto numerosi e importanti riconoscimenti per il suo impegno nelle battaglie per il riscatto della condizione femminile e per l’indiscusso contributo allo sviluppo dell’arte nella società contemporanea

 

 

Una mostra di quadri di Maria Padula

 

Maria Padula ci ha lasciati nel 1987, all’improvviso…. É stato un grande dolore e durissimo prendere atto di questa terribile perdita, specie per il suo inseparabile marito Antonello, compagno di vita e di cultura.
Di lei rimane un ricordo vivo e attuale, quasi se tutti questi anni non fossero passati…

 

La fontana

 

Giuseppe Antonello Leone (1917)

Martello e scalpelli e, via, via, scalpelli sempre più resistenti per togliere il ”soverchio” alle mie pietre erranti;lavoro duro e rischioso per tener fede all’estetica e al colloquio”.
(Giuseppe Antonello Leone da “Eretico”, Colonnese Editore, gennaio 1993)
“Ho raggiunto , così, l’identità e la pace con le mie pietre erranti, sottraendole dal vagabondaggio di fiumi, cave e torrenti (…)“ .

 

Penelope

 

Nella pittura traspare l’esperienza futurista, neorealista, informale, multimediale

Questo giovanotto di 93 anni, ha scolpito e scolpisce ancora su terracotta, bronzi, stagnole, pietre, polistirolo e plastiche

Ha collaborato con compagnie teatrali per la realizzazione di scenografie e maschere e oggetti di scena
Il critico d’arte Philippe Daverio, che gli ha dedicato una grande attenzione al punto da definirlo un vero e proprio “caso” nazionale, dice di lui:
“(…) è un animatore di oggetti inanimati, li cerca talvolta nella natura. Lunghi sono stati i suoi percorsi fra le terre brulle della sua campagna natia, guardando sotto il sole, il vento o la pioggia i sassi che millenni di erosioni hanno plasmato. Li ha osservati tentando di trovarvi non le età geologiche ma i misteri antropomorfi che in essi si celano. E vi ha scoperto la faccia della sirena o quella di Benedetto Croce. Talvolta con un colpo di scalpello o un segno di colore, una grattata di lima o un graffio di matita, li ha animati… “
Ancora: “L’unico a giocare indifferentemente fra pittura e scultura: famosa la sua opera del peso di otto tonnellate di proprietà del ministero dei Beni Culturali consistente in un graffito con dieci strati di malta.
L’unico infine a esplorare tutte le tecniche pittoriche fin qui conosciute. Non c’è male per un “giovane” che ha superato i novant’anni.

Lascultura  destra descrive il “POTERE”

Lo stesso Antonello Leone afferma:
”Perché le pietre: spesso dimentichiamo, nella banca della nostra infanzia, di aver toccato la terra, la sabbia, la piccola pietra; la pietra!”
L’artista si era arrampicato per le montagne intorno a Moliterno, Tramutola, Marsicovetere, tra migliaia di pietre, fu tutto un correre per cave, torrenti, montagne, lungo l’Agri, Ariano Irpino, Atena Lucana, Brienza,…: “Dovevo dar voce a quel silenzio!”.

I suoi più recenti lavori sono trentatré figure riciclate da altrettanti rifiuti di plastica, bottiglie di amuchina e varechina, acido muriatico e detersivi vari, ma anche di metalli pregiati o di semplice stagnola.

 

mammut

 

Buffi personaggi dagli aspetti più vari che abitano apposite edicole. Una grande tela, alla quale il maestro sta ancora lavorando, che dietro i forti e audaci colori del giallo e del viola simbolicamente è «un urlo» alla situazione politica attuale.

Ma Leone è anche sensibilissimo poeta.
Dai suoi libri “Vi saranno le more ai rovi” ; “Eretico”, Colonnese Editore, Napoli, 1993), Vènti paralleli, Litomuseum, Maratea, 1999, emergono le ragioni di un personale viaggio culturale all’insegna di una simbologia meridionale che non si sottrae ai parametri della cosiddetta civiltà contadina con al centro luminose figure domestiche, di forte intensità, interiore e memoriale, come nel testo Mia madre, tratto dal volume “Vi saranno le more ai rovi”:

Mia madre
ha le mani
come nodi di pioppo,
mani d’acqua
oceano di fatica
piatti giganti
cresciuti per novantacinque anni.
Con le sue mani ha tenuto i muri uniti:
la lesione era grande:
in Irpinia il terremoto delle genti è violento.
(…)
…una poetica legata ad un messaggio umano, a volte triste, altre volte corale, ma sempre luminoso nel ricordo e nella topografia del paesaggio.

Due splendide poesie dedicate a Maria:

Anima
Il viso dell’anima
è rugiada,
infanzia permanente;
viso che si dissolve
col sole
in punti di vapore
nel mistero dell’infinito.
(2005)

A Maria

Muterò i miei giorni
per portare il cieco
al di là della strada.
Giorni smarriti
polvere,
buio…
La tua mano attenta
guiderà il mio piede,
al di là
della polvere,
fuori,
nel bagliore
della luce perduta

Ti ho sognata luminosa, trasparente come un cristallo.
Mi hai detto: “Quando hai bisogno di me bussa tre volte alla porta di casa”.
Io busso tre volte.

Desidero poi riportare, quasi al completo, un articolo che vi consiglio caldamente di leggere. È stato scritto in occasione della Mostra “Antonello Leone, artista impertinente”, all’”Ostrichina”, nel complesso vanvitelliano del Fusaro (Bacoli) aperta il 1° ottobre ma che purtroppo si è chiusa stamani. La figlia Rosellina ci ha però riferito che forse ci sarà qualche altra sala ad accoglierla.

 

Il maestro spiega il senso della risignificazione delle sue pietre

 

L’autore dell’articolo è Piero Antonio Toma ed è tratto dalla pagina culturale de “La Repubblica” del 3 ottobre 2010

Le immagini sono state inserite dalla sottoscritta

Giuseppe Antonello Leone, il mago che crea opere con trucioli e cartapesta

La sua bottega di Monte di Dio è un antro in cui produrre incantesimi tra figure sedute o in piedi ricavate da bottiglie di plastica barattoli, taniche e recipienti di detersivi

Quel grande affresco (2×3) nascondeva un piccolo mistero. Il bambino di spalle aveva inizialmente una camicia bianca, ma ai gerarchi dell’epoca quel bianco dava fastidio. Così non potendo fare altro, il pittore le cucì addosso con la tempera una piccola divisa da “figlio della lupa”, allora in gran moda. Per fortuna, dopo il fascismo, la divisa scomparve agevolmente anche per essere stata dipinta con la tempera, facilmente sbiancabile. L’affresco venne esposto nel 1940 a Venezia alla XXII Biennale (attualmente si trova nella Rocca dei Rettori di Benevento).
L’artista aveva appena 23 anni e si chiamava Giuseppe Antonello Leone, nativo dell’irpina Pratola Serra e che poi si sarebbe sposato con la scrittrice anche lei pittrice Maria Padula di Montemurro in provincia di Potenza. Si erano conosciuti prima della guerra frequentando insieme l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Fra i loro maestri Emilio Notte, Nino Maccari, Pietro Gaudenzi. Da lei ha avuto quattro figli, tre d’arte: Silvio pittore, Bruno, famoso mastro geppetto delle guarattelle e Rosellina, anche lei burattinaia, e Nicola, urbanista.

 

 

Le guarattelle di Brunello Leone

 

Il nonno era un buon intagliatore di legno e il padre ancora più bravo ebanista e pittore, aveva frequentato anche Carlo Levi. (..)
“In quel laboratorio di famiglia – ricorda Leone – cominciai a coltivare la vera passione che poi avrei definito la “risignificazione”. Giocando con trucioli, avanzi di cartapesta e di carta stagnola mi divertivo a dare forma alla mia fantasia cadenzandola in figure di animali e di esseri umani, persone, ritratti, fantasmi”.
Ancora adesso “si diverte” a cavare figure sedute o in piedi da bottiglie di plastica, barattoli, taniche di plastica e recipienti di detersivi. La sua bottega di Monte di Dio, gomito a gomito con la Nunziatella, è un antro da Mago Merlino in procinto di produrre incantesimi, foresta di occhi e di sagome leste a esibirsi in una danza propiziatoria. Per Leone non c’è rifiuto che non si possa riusare, ecco la sua risignificazione. “Ma non ho inventato nulla”, si schermisce esibendo una stampa con un’Artemide Orthia risalente alla fine dell’ottavo secolo avanti Cristo e che sembra uscire dalla sue mani. Comunque egli si può considerare un caposcuola della folta schiera di giovani artisti che si commentano coniugando il “rifiuto che si fa bellezza”.
Ma Leone è anche altro, passa disinvoltamente dalla pittura alla scultura all’intaglio. Dalle ammiratissime porte in bronzo del Duomo di Messina a “La Dea Trifase”, una scultura alta tre metri in una piazza di San Giorgio a Cremano. Pur essendo una sorta di mangiapreti (”altro la fede”, sentenzia lapidario, “altro sono i preti”), in tutta la sua lunga vita ha avuto a che fare con molte committenze ecclesiastiche. “Una volta mi buscai una ramanzina solenne e in pubblico a Spinoso (Potenza) dal vescovo. In un affresco ispirato al Vangelo, invece di raccogliere l’acqua dal fiume Giordano per l’iniziazione del battesimo, Giovanni Battista se la vide calare dall’alto. L’affresco è ancora lì nella chiesa madre di Spinoso, nessuno ha osato toccarlo in omaggio alla licenza d’artista”.
“Il mio stile pittorico? Non lo so ancora – risponde ingenuo – so di esplorare la vita reale, ma non la realtà quotidiana, bensì quella cosmica. Sono perfettamente consapevole che quando la mia visione diventa realtà questa invalida il mio immaginario. In effetti, io devo ancora dipingerlo il mio quadro”.
E tuttavia certe volte sembra che le arti figurative gli vadano strette. In questi frangenti si abbandona anche alla poesia. Ha pubblicato tre volumi di versi, delicati e innocenti (”Vi saranno le more ai rovi /ristoro di Dio, / il sole, le cicale e i serpi / sanno quanto poca ombra / dà alla terra un cardo”).
E nonostante una lunga vita di novantatreenne laboriosissimo e curioso come un ragazzino alle prime armi, Leone deve molto al critico Philippe Daverio, moderno pigmalione, che nell’autunno 2007 lo “scoprì” facendone un’icona dell’arte moderna e allestendo una sua personale “Il Leone di quell’occasione Leone donò al Comune di Napoli un “gallo” sotto forma di scultura che domina la città attraverso le feritoie di Castel dell’Ovo.

La giornata di Castel dell’Ovo 5 ottobre 2007

I visitatori in attesa…Si intravedono a destra Nina Fragassi, moglie di Brunello e e la pianista Anna Robilotta

 

La scultura è pronta per l’inaugurazione

 

 

Leone con un caro amico : Carlo Rovere

 

 

 

Il gallo di Castel dell'Ovo!!!

 

 

Tutti si accalcano: tra questi Philippe Daverio

 

 

 

 

Daverio esprime la sua ammirazione - a sin Danilo, figlio di Carlo Rovere

 

Ed ora eccoci al 1° ottobre 2010 Inaugurazione della mostra “Antonello Leone, artista impertinente”

 

Leone continua con le interessanti spegazioni. Sullo sfondo, attento, Renato Rovere, mio marito.

 

segue un piccolo video che ho girato quando il relatore ha parlato di Maria: si nota la forte emozione di Giuseppe Antonello Leone: per vederlo visogna copiarlo e incollarlo nel posto degli indirizzi Web

So di essere stata lunga, ma tenevo ad esprimere tutta la mia ammirazione e poi un grande piacero per gli splendidi doni che molti anni fa ci hanno offerto i nostri carissimi amici,  Maria Padula e Antonello Leone

 

Maria Padula: Contadino montemurrese

 

 

Maria Padula Vaso con fiori

 

 

Antonello Leone: Tre operai

 

 

Antonello Leone: Guerrieri

 

DULCIS IN FUNDO

Ecco lo splendido e luminosissimo dipinto che Maria ha donato a Carlo Rovere e a tutta la sua famiglia:

La collina alberata. Sullo sfondo l’azzurro cielo montemurrese

 

15 Risposte to “Maria Padula e Giuseppe Antonello Leone”

  1. Rosellina leone Says:

    Carissima Gabriella,
    è con grande emozione e partecipazione che ho letto il tuo articolo e visto le immagini che hai inserito, ho visto le foto del posizionamneto del gallo al castel dell’Ovo, bellissime, in quei giorni non ero a Napoli, grazie, per me è stato davvero un regalo bellissimo poter vedere queste foto, anche se alcune foto le avevo viste grazie a Carlo Rovere.Le foto dei quadri dei miei genitori sono per me un’altra scoperta, non conoscevo queste opere, ricordo solo il contadino dipinto da mia madre che è nello studio di Renato. Davvero c’è tanto da scoprire su questi miei genitori. Grazie per questo tuo articolo, testimonianza di un antica amicizia di famiglia e di stima profonda. Io sono stata molto tempo lontana da Napoli, e molte amicizie , incontri dei miei genitori mi sfuggono, specialmente negli anni 80 e 90.Ricordo Gemma Marino, la mamma di Renato e Carlo, carissima amica di mia madre, con tantissimo affetto, ricordo che scriveva favole e le illustrava e ricordo questi quaderni con tantissima ammirazione e da bambina e poi da ragazzina ero ammiratissima di questa sua arte, un giorno mi regalò un piccolo ciondolo con la culla di Mosè ed un piccolo Mosè, ho portato questo ciondolo a Milano con me e poi ovunque ed ogni volta ricordavo questa vecchia amica di mia madre che scriveva favole e credo che forse ho iniziato a raccontare storie anche grazie a Gemma Marino, ci sono esperienze che nella vita ti accompagnano anche quando non lo sai. I ricordi sono tanti, il nostro giardino di Montemurro e i fratelli Rovere: Renato, Carlo, Luciano, e i miei fratelli, la grande casa con gli archi nella piazza di sopra. Grazie per questi ricordi, grazie per quest’articolo, davvero bello, stamperò l’articolo e lo farò vedere a mio padre, intanto giro l’e-mail a parenti ed amici, un abbraccio forte
    Rosellina

    • gabriellaraffaele Says:

      Carissima Rosellina, il tuo scritto mi ha davvero commosso. Grazie! siete davvero una famiglia straordinaria e tu me l’hai confermato ancora una volta.
      A proposito della grafica del mio articolo, mi fa piacere farti sapere che il casale con il viale di oleandri (fotografato nella cornice in alto), si trova a Porto Ercole, in Toscana: è la terra delle mie origini, proprio lì nacque la mia mamma. Ho tanto nel cuore questo luogo, ma Montemurro, la terra di origine vostra e di Renato, mi è tanto cara ugualmente. Ogni volta che andiamo, mi sento davvero felice e rilassata.
      Ti manderò al più presto le foto. Ciao e grazie ancora
      Gabriella

  2. Maria G.Romanella-Phieler Says:

    ……sono nipote di Maria Padula (sorella di mio padre) emigrata con le mie sorelle e i miei genitori in Australia negl’anni 50 ed ho appena finito di leggere questo favoloso articlolo con tante imagini di lavori sia di Zia Maria che Zio Beppe ( Giuseppe Antonello Leone) Lo trovo un articolo eccezonale e bellissimo…

    Benche’ la grande distanza, noi qui a Melbourne Australia abbiamo sempre avuto un forte legame con i nostri parenti Leone . Anche noi abbiamo dei bellissimi lavori sia di Zia Maria che Zio Beppe nelle nostre case che con gran orgoglio sono in vista di tutti.

    Io personalmente con mio marito siamo venuti in Italia molte volte . Eravamo li’ anche per onorare e festeggiare il compleanno delle
    90 Primavere dello Zio.
    Per noi, i nostri ricordi piu’ cari durante i sogiorni in Italia sono quelli dei giorni e le ore di discursioni con Zio Beppe non solo in casa sua dove ci ospita, ma in quella incandevole bottega ad osservarlo mentre lavora…

    Grazie, anche io stampero’ questo articolo per tenerlo insieme agli atri sempre di mano.

    Cordiali saluti Maria (Geppina)

    • gabriellaraffaele Says:

      Ciao Maria!
      ti do del “tu” perché, nonostante la lontananza, ti ho sentito molto vicina nelle bellissime cose che hai scritto e di cui ti ringrazio tanto. Quanto tornerai a Napoli, chiedi il mio numero di telefono a Rosellina, mi farebbe piacere conoscere te e la tua famiglia.
      Allora ti aspetto. Saluti Gabriella

  3. marcella marmo sacerdoti Says:

    complimenti a gabriella per questo vero e proprio saggio di memoria culurale e riproduzione artistica! anche guido e io ricordiamo la casa e i quadri di maria, antonello e gli altri, che frequentavamo negli anni settanta. rosellina poi è sempre attiva e anche a montemurro organizzò anni fa una splendida inziativa, particolarmente apprezzabile per rinnovare i collegamenti di memoria tra città e ‘paesi’ meridionali. mia suocera adele levi fece anche una mostra con maria.

    • gabriellaraffaele Says:

      Grazie, cara Marcella! mi fa tanto piacere aver ricevuto un tale commento da una persona di grande cultura come te e da un competente medico-artista quale è Guido:
      quest’idea di scrivere sui Leone, nata dal piacere di essere stata presente, con Renato, all’inaugurazione della mostra all’Ostrichina a Bacoli, mi sta dando tante soddisfazioni. ….
      Saluti affettuosi a tutti voi

  4. Silvia Colella Pucciano Says:

    Cara Gabriella, io sono la nipote di Giuseppe A. Leone (figlia della sua sorella Candida che abita in Canada). Ci ha fatto molto piacere e siamo stati molto onorati di vedere questo bello articolo su’ i nostri cari zii. Anche con la lontanza, ogni tanto ci siamo visti, e ci sentiamo spesso con il zio Peppino. Abbiamo seguito sempre le loro lavori. Una volta ci siamo trovati a Potenza per il CASO LEONE e l’altra occasione per il suo 90smo compleanno. Un’esperienza che ha portato un vero onore alla famiglia.
    Con questo bello articolo che hai fatto, ci hai portato molto vicino perche’ sentire le tue parole ci hai uniti in spirito con questi altri eventi, che per noi non e’ stato possibile participare in persona. Ci ha rimasto emozionante vederli messi e parlato benissimo in un solo articolo. Questo articolo ha toccato un PO’ di tutto della loro vita, di una storia che c’e’ molto da raccontare. Per mia madre (che ha letto i libri di zia Maria chi sa’ quante volte) , vedere il fratello adesso a 93 anni e’ ancora arzillo facendo quello che ama, ci da anche a lei molto forza per andare avanti questi ultimi anni. Grazie a persone come te che con parole, porta voce a questa famiglia Leone l’immortalita’, facendo vedere a tutti la bellezza dell’arte e cultura che i zii, Maria e Peppino hanno portato a tutti.
    Ogn’uno di noi, sia in famiglia o amici, abbiamo i nostri belli ricordi ed incontri con la zia Maria ed il zio Peppino ed il loro figli. Sono veramente una famiglia brava e una che vogliamo bene.
    Grazie di nuovo Gabriella per il tuo lavoro meraviglioso e voglio ringraziare mia cugina Rosellina che ci ha mandato il tuo articolo via internet!!!
    Saluti dal Canada, Silvia ” A fabulous Article that touched our hearts”

    • gabriellaraffaele Says:

      Carissima Silvia,
      è un vero piacere ricevere le vostre mail che esprimono tanto affetto per Maria e Antonello. Questo mi conferma che ho fatto bene a scrivere l’articolo sul mio blog, anche perché ho espresso anche io tanto affetto. Parlare con Antonello e la sua bella famiglia, rivedere i suoi lavori è stato per Renato, mio marito, e per me una vera, profonda emozione che si rinnova ogni volta che ci incontriamo.
      Grazie ancora per le tue belle parole che mi provengono da tanto lontano…
      Gabriella

  5. Lorenzo Says:

    Salve,
    Spero possa aiutarmi.
    Sto cercando di contattare il maestro Giuseppe Antonello Leone.
    Tempo fà mio zio mi ha regalato il quadro del maestro, titolo dell’opera “L’EMIGRANTE”.
    Ho la necessità di vendere il quadro, magari il maestro è interessato.
    Vi chiedo cortesemente di indirizzarmi.

    • gabriellaraffaele Says:

      chiedo scusa per il ritardo con cui rispondo. Indirizzo la sua mail alla figlia del maestro: le darà certamente indicazioni

  6. Louis Padula Says:

    ricordo da bambino a casa della pittrice Maria Padula in Montemurro, lei al pianoforte e noi intonavamo…sole che sorgi libero e giocond……… son passato quasi settantanni..ma i ricordi sono rinati, trovando questo sito.

    • gabriellaraffaele Says:

      Grazie per per aver dato a me l’onore di averle fatto ricordare i tempi della sua gioventù a Montemurro.
      Anche a me Montemurro piace moltissimo: mi dà, pur non essendoci nata, una dolcissima serenità…
      Però, tornando a quei tempi, immagino che, accompagnati dal pianoforte di Maria, cantavate anche tanti altri bei motivi!…………
      Un saluto
      Gabriella Raffaele

  7. ugliano clelia Says:

    cerco notizie su una pala d’altare dipinta dal prof. Leone negli anni cinquanta, forse collocata a MONTEMURRO o in un altro paese della provincia di Potenza

  8. fantastico lavoro nunzio Says:

    Brava..Buon Natale,nunzio.luisa.selene,felicia,sasquita…anche a Carmencita,Aurora,zio Antonio,zia Rina,Geppina e Brunello

  9. Elio Rizzo Says:

    Sono Elio Rizzo un pittore che ora vive a Roma Antonello conosce il mio lavoro quando ero ai primi contatt con i materiali dell’arte .Allora avevo 13 anni Antonello mi ha insegnato ad amare l’arte gli, saro’ sempre grato .Un BACIONE al mio caro Maestro Ciao Elio Rizzo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: