Non dimentichiamo l’11 settembre 1973!

Carissimi tutti,
come al solito riprendo a scrivere sul mio blog, dopo un certo tempo.
Ho avuto già modo di affermare che ciò dipende dalla mia vita difficile ma, per fortuna, anche intensa.
Ieri era il nono anniversario dell’11 settembre 2001: quotidiani, televisione, radio e internet non hanno fatto altro che trattare del terrificante avvenimento durante il quale due aerei di linea, dirottati da gente del cosiddetto terrorismo internazionale, si sono schiantate a poca distanza di tempo, contro le twin towers, le torri gemelle di Manhattan.
Ormai tutti noi abbiamo visto decine e decine di volte le immagini apocalittiche di questo attentato che ha causato circa 3000 morti (anche se non tutti sono d’accordo con questa stima) e che ha portato tragiche conseguenze in tutto il mondo.

La statua della Libertà e le Torri gemelle mentre bruciano

Ma c’è un’altra data da rievocare, una data purtroppo sempre meno ricordata. È l’11 settembre del 1973, il giorno in cui Augusto Pinochet mise in atto il suo complotto che attraverso un sanguinoso golpe, travolse nel sangue il governo di “Unidad Popular”di Salvador Allende. Questi è rimasto nel palazzo presidenziale (la Moneda) per difendere la sua patria e la sua politica democratica, fino a quando ha compreso che tutto era perduto e si è suicidato. Una versione accreditata dagli oppositori del regime è quella che ritiene che Allende fosse stato assassinato durante l’irruzione delle truppe dei golpisti nella Moneda

Il golpe di Pinochet ebbe un’influenza politica enorme in tutto il mondo, e l’eco di questo avvenimento giunse, ovviamente, anche in Italia.


Allora avevo 28 anni e ricordo perfettamente tutte le “voci” che raccontavano quanto drammatica fosse la situazione in Cile.
In quel periodo, tanto lontano da oggi, (e non mi riferisco solo al numero di anni trascorsi) noi giovani esprimevano il nostro impegno politico in modo davvero straordinario.
Ricordo il Festival Nazionale dell’Unità tenutosi a Napoli nel 1975, il gruppo musicale cileno degli Inti illimani con: “El pueblo unido jamas sera vencido!!!” Noi cantavamo con loro a squarciagola.
Eravamo davvero tanti….
Il mio ricordo tenero e straziante va al grande poeta Pablo Neruda il cui cuore non ha sopportato lo sfacelo della sua patria ed ha cessato di battere il 23 settembre dello stesso anno.
Ho trovato la sua ultima poesia:

“Nixon, Frei e Pinochet
fino ad oggi, fino a questo amaro
mese di settembre dell’anno 1973
con Bordaberry, Garrastazu e Banzer,
iene voraci
della nostra storia,
roditori delle bandiere conquistate
con tanto sangue e tanto fuoco,
impantanati nei loro orticelli,
predatori infernali,
satrapi mille volte venduti
e traditori, eccitati
dai lupi di New York,
macchine affamate di sofferenze,
macchiate dal sacrificio
dei loro popoli martirizzati,
mercanti prostitute del pane e dell’aria d’America,
fogne, boia, branco
di cacicchi di lupanare,
senza altra legge che la tortura
e la fame frustrata del popolo.”

Pinochet e Kissinger

Era esploso, come era ovvio, il grande dolore e la rabbia di un poeta che ha tanto cantato per un’intera vita l’amore …..

Intanto Pinochet nel 1974 si autoproclama presidente della repubblica, conservando il ruolo di capo dell’esercito. Quattro anni dopo nomina una Consulta per rifiutare quella che definì “l’aggressione internazionale” compiuta da quegli stati che cominciarono ad accusarlo di violazione dei diritti umani.
Nel 1979 vengono alla luce i resti di 15 contadini sequestrati dalla polizia segreta di Pinochet: è quella la prima volta che il dramma cileno della desaparecion diventa certezza.

Nel 1980 convoca un plebiscito per approvare una nuova Costituzione che, dettata da lui, rende estensibile il suo mandato.
Nel 1983 si registrano le prime giornate di protesta contro il regime militare, messe in atto dalla Centrale Unitaria dei lavoratori, principale organizzazione sindacale cilena: a detta degli organizzatori, un milione di persone scendono in piazza.
Nonostante questo, nel 1984 Pinochet firma con l’Argentina un Trattato di pace e amicizia che, con la mediazione di papa Giovanni Paolo II, chiude una disputa territoriale sul possesso delle tre isole nel Canale di Beagle (Picton, Lennox e Nueva)

Nell’86 scampa a un attentato ideato da un gruppo guerriglieri di sinistra. Muoiono i cinque della scorta. L’anno dopo la Legge dei partiti politici stabilisce un sistema di iscrizione elettorale e il Servizio Elettorale. Qualcosa sta avviandosi a cambiare. Infatti, nel 1988, il plebiscito col quale chiedeva di estendere il suo mandato presidenziale segna la vittoria del no e la sconfitta della dittatura. Quindi vengono indette le elezioni, dopo diciassette anni di assenza, il suo candidato viene sconfitto da Patricio Aylwin, che, appartenente al Partito Cristiano democratico cileno, diventa il nuovo presidente. Pinochet passa le consegne al nuovo presidente, non senza prima farsi nominare comandante in Capo dell’esercito e senatore a vita, carica che gli garantiva l’impunità giuridica. Resterà imperterrito a capo dell’esercito fino al 1998.
Quello stesso anno, Amnesty International e altre organizzazioni chiedono il suo arresto per violazione dei diritti umani. Pochi giorni dopo, mentre si trovava in Inghilterra per motivi di salute, il giudice spagnolo Baltasar Garzon emette un mandato di cattura internazionale, chiedendo di incriminare il generale per la morte di cittadini spagnoli durante la sua dittatura.
Nel 2002 l’ex dittatore torna in Cile. Qui viene sottoposto agli arresti domiciliari per aver occultato diversi milioni di dollari negli Stati Uniti ed in previsione di numerosi processi: quello per l’Operazione Colombo (per i crimini commessi durante gli anni della dittatura) e per il caso Villa Grimaldi (uno dei centri in cui si effettuavano le torture più atroci).
Ma prima delle sentenze dei tribunali – anche per i numerosi rinvii ottenuti dai suoi avvocati per veri o presunti motivi di salute – nel 2006 – sopraggiunge la morte senza che egli abbia scontato un solo giorno di galera.

Tanti scrittori cileni sono fuggiti dalla loro patria per avere la possibilità di raccontare….
Tra questi Luis Sepulveda del quale mi è rimasto impresso un concetto del suo recente romanzo “L’ombra di quel che eravamo”

“La pioggia continuava a cadere con furia, ma non importava, e nemmeno il freddo, né la notte,né la certezza che oltre il portone c’era la città ostile, piena di cicatrici per quanto era successo un tempo”.

E come non citare Isabelle Allende, cugina del Presidente che attraverso molti romanzi ci ha narrato le vicissitudini del Cile del golpe e della dittatura!
Dal suo esilio ha raccontato:


“La prima parte della mia vita ebbe fine l’11 settembre 1973.
Quel giorno in Cile ci fu un brutale golpe militare.
Il presidente Salvador Allende,
primo presidente socialista eletto democraticamente, morì.
In poche ore nel mio Paese fu spazzato un secolo di democrazia,
rimpiazzato da un regime di terrore.”

Ieri, 37.mo anniversario del golpe, studenti operai e personaggi politici della sinistra, hanno manifestato in diverse città cilene. Purtroppo il governo di destra di Sebastián Piñera è intervenuto con la forza, disperdendo e ferendo i manifestanti attraverso un carosello di cavalli.

Per concludere voglio ribadire la mia grande speranza: Sebastián Piñera e il suo governo non riusciranno a riportare in Cile la situazione a 37 anni fa

3 Risposte to “Non dimentichiamo l’11 settembre 1973!”

  1. Massimino Says:

    Governare senza limiti e controlli è il sogno (più volte chiaramente espresso) del nostro caro “premier”: speriamo che, da noi, le istituzioni democratiche siano sufficientemente salde, perchè, per un cinico amorale, non ci vuole molto a passare dai semplici affaracci, propri e dei sodali, alla repressione del dissenso.

  2. enrico gonzalez Says:

    Grazie, gabriella, per aver dato voce attraverso il tuo scritto ad un’immane tragedia politica ed umana, purtroppo dimenticata, che ha segnato così profondamente la vita del Cile ed è stata per tanti di noi occasione di crescit, d’ impegno politico e di amore per la libertà.

  3. rosalba Says:

    Grazie per averci ricordato questa terribile pagina della storia-

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