La sentenza sul G8 di mercoledì 19 maggio 2010

L’articolo 27, II comma della Costituzione recita: «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva».
La Corte d’Appello di Genova ,il 19 maggio, ha inflitto 85 anni complessivi di carcere per falso ideologico e lesioni gravi a 21 agenti e a quattro dirigenti della polizia e ciò ribaltando la sentenza di primo grado
Il sottosegretario al Ministero degli Interni, Alfredo Mantovano, ha commentato la sentenza di appello nei confronti dei poliziotti sugli episodi avvenuti alla scuola Diaz di Genova nel corso del G8 del 2001. affermando che “questi uomini” godono della piena fiducia del sistema sicurezza e del Ministero degli Interni e “resteranno quindi al loro posto”.E Maroni ha continuato “Non ho niente da aggiungere se non ribadire la fiducia per le persone che sono state coinvolte e confermare le opinioni espresse e le valutazioni del Viminale”.
Di conseguenza, secondo il Ministero degli Interni, nessuna rimozione, dopo la sentenza di secondo grado che ha condannato 25 dei 27 poliziotti indagati per l’irruzione e i pestaggi alla scuola Diaz dopo il G8 di Genova. Per fortuna hanno avuto la decenza di aggiunger che questo non significa «che alla Diaz non sia successo nulla, ma la sentenza di primo grado aveva individuato delle responsabilità e distinto le varie posizioni».dunque, sottolinea ancora Mantovano, sono «ragionevolmente convinto che la Cassazione ristabilirà l’esatta proporzione di ciò che è successo, scioglierà ogni ombra su “fior di professionisti” della sicurezza che oggi si trovano in questa situazione».
Cicchitto, dal canto suo, in una nota, attacca la decisione dei giudici: «La sentenza sul processo Diaz fa sua interamente la tesi più estrema dei no-global. Poi si degna di ammettere che la sera del 21 luglio 2001, valutarono erroneamente le presenze all’interno della Diaz e sbagliarono di conseguenza ad inviare la Celere e non la Digos. Invece la sentenza criminalizza tutto e tutti e fa propria la tesi dei no-global che è totalmente accusatoria nei confronti delle forze dell’ordine e del tutto assolutoria nei confronti di chi provocò danni gravissimi, morali e materiali, alla città di Genova».
E allora veniamo ai fatti che abbiamo seguito in diretta allora e su moltissimi video in cui di può chiaramente constatare la violenta irruzione che gli agenti effettuarono nel complesso scolastico Armando Diaz e Giovanni Pascoli, che era il quartier generale dei no global. La difesa ha sempre sostenuto che l’azione fosse diretta ad arrestare gli autori delle devastazioni che migliaia di manifestanti avevano compiuto in città, per l’accusa sarebbe stata una specie di rivalsa voluta dai vertici della polizia che non erano riusciti a tutelare l’ordine pubblico.

Nella scuola furono malmenati a sangue e arrestati 93 giovani, poi liberati perché contro di loro non c’erano prove.
Una persona che conosco bene, si era sottoposto poco tempo prima ad un delicato intervento agli occhi. Si trovava nella scuola come gli altri; per fortuna poco prima dell’irruzione ha pensato di raggiungere degli amici che avevano casa a Genova. Solo al pensiero, inorridisco: se fosse stato raggiunto da manganellate alla testa poteva restare cieco!!!
La sentenza della Corte d’Appello di Genova per i «fatti della Diaz» non ci restituisce la luce. Ma per lo meno apre uno spiraglio di verità e di senso, nel buio fitto in cui i fatti sono avvolti.
Tale sentenza, a dirla con Marco Revelli, giunge molto, troppo tardi, a quasi dieci anni da quell’ignobile «massacro in stile sudamericano», che ci coprì di vergogna davanti al mondo. Dieci anni in cui i responsabili hanno continuato a ricoprire le più alte cariche nel «sistema di sicurezza». E a rappresentare le più delicate tra le istituzioni: quelle che incarnano il «monopolio della forza» e che dovrebbero, per dovere costituzionale, presidiare il più elementare dei diritti: quello all’integrità della persona.

Ho ricavato le foto che seguono da un video concesso in esclusiva all’Unità, elaborato dalla casa di produzione “Mamo” Le immagini mai pubblicate, sono realizzate all’interno della scuola Diaz nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001
NON DIMENTICHIAMO! ANCHE QUESTA STORIA

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