Prima di partire per la crociera sul Dnepr e sul Mar Nero, avevo a tutti augurato buone vacanze, per cui ringrazio tutti coloro che mi hanno risposto, augurandomi altrettanto.Il nostro viaggio è stato davvero magnifico e l’Ucraina si è dimostrata splendida, al di là di ogni aspettativa.

Di questo parlerò un’altra volta, ora voglio scrivere di una persona davvero speciale che abbiamo incontrato sulla nave: Maria Teresa Frediani. La sua compagna di viaggio, Bruna, molto gentile, affettuosa e attenta nei confronti di Maria Teresa e anche nei miei e di Renato, si è dimostrata anch’essa un’amica tanto da ritrovarmi a pensare di conoscere entrambe da sempre.

Dunque Maria Teresa: una persona estroversa, vivace e simpatica, dalla cultura vastissima. Ha insegnato per tanti anni lettere italiane e storia e si è anche dimostrata scrittrice di talento.

Ha scritto un bellissimo romanzo, “Vento di mare”, giunto alla III ed (dovrei dire un’autobiografia, ma la sua vita è davvero un romanzo) con uno stile semplice e accattivante. È riuscita a trasmettere a noi lettori in modo davvero realistico, le sue emozioni, i suoi affetti e i suoi drammi, con delle connotazioni che sembrano la pennellata di una grande pittrice.

vento di mare, romanzo

Ritengo un vero onore averla conosciuta, ho trovato importante leggerla mentre avevo impresso nella mente il suo comportamento allegro e ilare.

Quando parla del suo libro Maria Teresa afferma di aver detto la verità su tutte le sue  esperienze, e fa bene a dirlo, perché la sua è stata ed è una vita incredibilmente ricca di eventi e situazioni che ad un lettore poco attento potrebbero sembrare inventate.

Il libro, come è scritto sul “quarto di copertina”, sembra avere come destinatari privilegiati, i suoi dieci nipoti,  per non far loro dimenticare quanto riguarda l’avvincente storia della loro famiglia e nel contempo, ricordare sempre questa nonna straordinaria che è riuscita a seguire, nel migliore dei modi, cinque figli da sola, e facendo loro vivere una vita bella,  avventurosa e culturalmente profonda.

L’inizio è malinconico, struggente, ma ben presto ci si accorge che l’ironia

prende il sopravvento sulla malinconia, mentre gli avvenimenti storici che vanno dalla fine dell’800 ad oggi, fanno da sfondo essenziale agli eventi della sua vita.

E che dire della ricchezza dei personaggi? la mamma con il suo dolore e il suo desiderio di essere indipendente, la nonna Teresa, la sua maestra di vita, la zia Anna, devota a Dio fino all’impossibile, gli zii Carlo e Pietro e tanti tanti altri caratterizzati dalla maestria della penna di Maria Teresa?

Rimangono impresse nel lettore le numerosissime avventure, lo strazio della guerra la fame, il disaccordo con il marito, che (nonostante la separazione) riprenderà in casa, vecchio e malato, con estremo senso di pietas, insieme con la sua seconda compagna (che si era infortunata e non poteva curarlo) per fargli trascorrere tranquillo gli ultimi giorni della sua vita.

Quando poi parla dei suoi viaggi in roulotte con i figli, sembra quasi di vedere un film, a passo veloce che riproduce mille avvenimenti allegrissimi.

È stato bello leggere del “tedesco alto e biondo” con il quale ha trascorso dieci giorni di sogno ; divertente il messaggino ai figli con il quale diceva che non dovevano fidarsi di lasciare la mamma da sola, perché quella sera sarebbe andata a cena con un uomo affascinante. E poi  la separazione, quindi la notizia, appresa dal  giornale, della morte di lui. Quello che Maria Teresa chiama “L’ultimo incontro”, è vera poesia: con una carezza leggera ella, non vista da alcuno, ha posto una rosa rossa sull’urna che conteneva le ceneri dell’uomo che aveva più amato.

Sono stata contenta di aver avuto modo di presentare il libro in nave durante il viaggio che abbiamo trascorso insieme, seduti con “la Bruna” allo stesso tavolo, tre volte al giorno,  per due settimane e dove è nata una bella, sincera amicizia

Per non dilungarmi e lasciare ai lettori il piacere della scoperta del romanzo, voglio solo dare un ultimo,  fugace esempio, della sua viva scrittura.

Scrive uno “spasimante” della madre, allora giovanissima vedova,

“ (…)Amai in Lei la giovinetta illibata: L’ammirai sposa di preclare virtù, ora avvolta nel velo nero del lutto, mi pare ancora più bella (…)” Una forma retorica di altri tempi, intrisa di una grande dolcezza….

Voglio ricordare qualche passo dell’ultimo capitolo, quello che dà nome al romanzo, “Vento di mare”.

“Ho spalancato la mia finestra sul mare.

All’orizzonte una linea indefinibile come l’attimo fuggente separa, con un tratto sottile di matita, il passato e il domani. Onde che salgono, onde che scendono e si accavallano in un continuo andare. Anche la vita è un viaggio in cui non hai tempo di fermarti perché sempre nuovi orizzonti si aprono davanti a te.

Non è forse questa mia meravigliosa avventura solo un soffio di vento, ora impetuoso, ora leggero che attraversa il mare, finché l’ultima onda pigra si assopirà sulla riva? Forse questa è la fine.”

No, cara amica, non pensare alla fine, con la tua straordinaria vitalità con la quale sei di esempio ai ventenni, certamente la tua vita che ti auguro lunghissima e bella, ti riserverà ancora delle magnifiche esperienze.

Gabriella Raffaele

24 luglio brindisi con Maria Teresa e Bruna

Una Risposta to “”

  1. Riccardo De Masi Says:

    Mi compiaccio di ciò che scrivi di questo libro scoperto in viaggio incontrando l’autrice emi fa piacere vedere dalla foto che tu e Renato siete distesi e sodisfatti di questa bella crociera.ciao. Riccardo e Valeria.

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