Libertà di ricerca – Libertà di pensiero

Ancora una volta è trascorso molto tempo da quando ho scritto sul mio blog, non è un vezzo o una forma di pigrizia, ma colpa di situazioni che esulano dalla mia volontà.

Oggi, a distanza di qualche giorno dal centesimo compleanno di Rita Levi Montalcini, vorrei scrivere su di Lei, sulla sua gemella, Paola, ma anche di un altro grande personaggio della cultura profonda e libera che era nato nello stesso giorno della Montalcini, il 22 aprile del 1909, Indro Montanelli il quale ci ha lasciato nel 2001,

Vorrei aggiungere che, per la grande passione che ho sempre avuto su tutto quanto riguarda la scienza e la tecnologia, ho provato sempre una grande emozione nel sentir parlare Rita Levi Montalcini, che ritengo una donna illustre e straordinaria, una persona di grande umanità e di incredibile intelligenza.

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Rita ha avuto una sorella gemella, Paola cui sarà unita da un lunghissimo, forte legame (Paola è mancata nel 2000),

Le gemelle Levi-Montalcini si dedicheranno con identica passione a campi diversi; e a quella passione consacreranno la vita intera.

paola-e-rita-levi-montalcini5Paola, artista di grande valore, attraversa il secolo con uno spirito continuo di ricerca espressiva, di una trasgressiva, intuitiva, fertile curiosità che le ha prodotto una conoscenza in equilibrio perfetto tra arte e matematica, come si può notare nell’immagine che segue

Spazi concentrati

Spazi concentrati

Rita, laureata in medicina a Torino, cresciuta all’interno di una comunità ebraica rigorosamente laica, nella quale non ci si sente affatto diversi dagli altri, è improvvisamente colpita, nell’ottobre 1938, dalle leggi razziali: come il suo maestro Giuseppe Levi, come il giovane Primo Levi, che ben conosce. Le sue ricerche continuano allora in Belgio, in laboratori di fortuna. Ma nel 1940 l’occupazione nazista del Belgio la riconduce a Torino, dove prosegue gli studi in un laboratorio costruito con le proprie mani nella sua stanza di ragazza.

Poi la fuga a Firenze, dove la famiglia vive separata in vari alloggi…. Tutti i componenti, fino alla liberazione della città, sono costretti a cambiare spesso domicilio attraverso fughe precipitose. Una volta ad esempio sono salvati da una domestica, che li fa scappare appena in tempo.

In quei mesi il confine tra la vita e la morte era davvero sottile firenze

Finalmente la guerra finisce ma Rita in un’Italia stroncata dal fascismo e dalla guerra, non riesce ad effettuare una ricerca secondo i parametri da lei prefissati, per cui si trasferisce a St Louis negli Stati Uniti, dove lavora per trent’anni alla Washington University. Tornerà definitivamente in Italia nel 1977 per assumere la direzione dell’Istituto di biologia cellulare di Roma.

Il 10 dicembre del 1986 riceverà il Premio Nobel per la Medicina per aver scoperto (in terra lontana dalla sua Patria) il Nerve Growth Factor (Ngf), il fattore di accrescimento delle cellule nervose: un passo in avanti decisivo per la conoscenza del cervello e per la cura delle malattie degenerative.

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Con la sua grande riservatezza, sensibilità e indipendenza, Rita Levi Montalcini (come è scritto, tra l’altro sul Portale di informazione di Imperia), non sembrò emozionarsi più di tanto neanche il giorno in cui ricevette a Stoccolma il Nobel per la Medicina, che invece ha rappresentato il coronamento di una delle ragioni di fondo della sua esistenza, la ricerca e la scoperta di una porzione anche infinitesimale di verità in quel grande mistero che sono ancora oggi l’uomo e la sua mente.

Instancabile nel suo lavoro!

Instancabile nel suo lavoro!

Sulla strada della ricerca di queste verità, Rita Levi Montalcini sembra essere ansiosa di riscattare l’uomo dal prevalere delle sue qualità emotive, che in tante tragiche circostanze ne hanno segnato e degradato il cammino, per restituirlo puro alle sue facoltà cognitive, le sole in grado di generare insieme “virtute e conoscenza”.

Ogni giorno questa dottoressa inflessibile e di ferro, ma anche dolce elegante e bonaria. si reca nel laboratorio della sua Fondazione Ebri (European Brain Research Institute) e prosegue le sue ricerche sul cervello, convinta che siamo alla vigilia di nuove importanti scoperte, decisive per la cura di molte patologie
A proposito della controversa ricerca sulle cellule staminali ebbe a dire, incontrando studenti e medici del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica di Roma, in un dibattito sulla Scienza, lo scorso 12 gennaio: “Non c’è nessun rischio che dalla ricerca sugli embrioni possano venire un giorno dei “bebè alla carta”, mentre è positiva l’apertura alla ricerca sugli embrioni condotta a scopi terapeutici, così come ha fatto la Gran Bretagna”.
Qualsiasi paura della scienza non può che basarsi sull’ignoranza, ha detto una Montalcini decisamente in forma – Credo che la scienza sia stata sul banco degli imputati non per sue colpe, ma per ignoranza”.

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Così, secondo il Nobel, una condanna della ricerca sugli embrioni dettata dalla paura della clonazione a scopo riproduttivo non ha senso.
Personalmente ritengo che la ricerca sugli embrioni potrà aiutare molto. Credo per questo che sia corretta l’apertura della Gran Bretagna alla ricerca sugli embrioni. Non c’è nessun pericolo che da questa ricerca possano derivare dei bambini su misura”.

Non ha mai fatto un’assenza per malattia, dorme poco, mangia ancor meno, ogni giorno va in laboratorio e il suo cervello – così assicura – funziona meglio di quando aveva vent’anni. In queste invidiabili condizioni Rita Levi Montalcini ha varcato la soglia del suo primo secolo di vita. Avrebbe potuto brindare insieme a Montanelli, nato lo stesso giorno del 1909. E magari lo farà, idealmente, con Indro e tanti altri geni suoi coetanei: Simone Weil, Leo Valiani, Leone Ginzburg, Giulio Carlo Argan, Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio, Eugène Ionesco. Scrittori, intellettuali, scienziati, antifascisti: tutti della gloriosa classe 1909

Riporto dal Sole 24ore: Accidenti che annata, il 1909! Un’irripetibile congiuntura astrale, quasi un Big Bang dell’intelligenza. Come si spiega? Forse con la selezione della specie. Due guerre mondiali, Spagnola, tifo, polio, Tbc: la maggioranza degli avversari di Rita e Indro non ce l’ha fatta. Quei fortunati che sono sopravvissuti dovevano proprio avere dei geni a prova di bomba.

Ecco dunque Indro Montanelli con la sua inseparabile macchina da scrivere Olivetti “Lettera 22”, particolarmente cara alla nostra generazione che l’ha utilizzata molto, specie per la stesura della propria tesi di laurea.

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Il “toscanissimo” Indro, di nascita e di carattere (nato a Fucecchio, provincia di Firenze) dopo una giovinezza nella quale ha potuto sperimentare le contraddizioni dell’epoca a lui contemporanea, è stato giornalista del Corriere della Sera, come corrispondente di guerra, dopo una prima adesione al fascismo se ne distacca sdegnato e riesce a sfuggire all’arresto.

Il 5 febbraio del 1944 viene catturato dai Tedeschi in Val d’Ossola dove cercava di raggiungere i partigiani del Partito d’Azione. E’ processato, percosso e condannato a morte il 20 febbraio. Anche la moglie Maggie è arrestata e accusata di tradimento, in quanto austriaca, per non aver denunciato il marito. Riuscito a fuggire di prigione, ripara in Svizzera dove rimane fino alle fine della guerra. Torna in Italia e continua la collaborazione con il Corriere della Sera per molti anni

Nel 1974 lascia il Corriere della Sera per incompatibilità con la linea politica seguita dal direttore Piero Ottone. Fonda il “Giornale nuovo” a cui collaborano firme prestigiose quali Enzo Bettizza, Egisto Corradi, Guido Piovene, e tanti altri

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Eccolo ancora, ritratto in una foto emblematica con Enzo Biagi altro campione di cultura e di libertà di coscienza

Nel 1977 subisce un attentato dalla Brigate Rosse, viene ferito gravemente alle gambe…eppure avrà la forza d’animo di perdonare ai suoi attentatori…

Nel gennaio del1994, dopo mesi di contrasto con l’editore Berlusconi, che nel frattempo ha annunziato l’intenzione di scendere in politica, Montanelli insieme ad altri redattori lascia il Giornale e fonda “La Voce”, ma ben presto, a corto di capitali e di pubblicità, è costretto a chiudere. Montanelli torna al “Corriere della Sera”, per il quale firma editoriali e tiene giornalmente una “Stanza” rispondendo alle domande dei lettori.

Sei anni dopo muore: qualche tempo prima, con la sua ironia tutta toscana, aveva scritto il suo epitaffio:


“Qui giace Indro Montanelli. Era Ora!”.


Ma torniamo a colei che da più parti è stata definita “La campionessa della ricerca”

Le hanno chiesto: È emozionata? “No, non sono per niente emozionata, né spaventata. L’unica cosa che mi emoziona ancora è la vita ed io ho vissuto la mia vita con una gioia che, penso, ben pochi hanno avuto”

Parlando ai giovani ha detto: ”Credete nei valori e siate felici di essere italiani», Il mio messaggio è: credete nei valori, sia laici sia religiosi. La vita merita di essere vissuta se crediamo nei valori, perché questi rimangono dopo la nostra morte. Auguro a voi la stessa fortuna che ho avuto io, di disinteresse alla mia persona, ma di profondo interesse al mondo che mi circonda, a tutto quanto è non solo componente della scienza, ma anche parte del mondo sociale”.

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Eppure non possiamo dimenticare quelle persone spregevoli che hanno inviato a casa della professoressa Rita Levi Montalcini un paio di stampelle per sostenere lei e il Governo”.

Non vi è alcun dubbio che l’idea, oltre che idiota, è anche stata di cattivo gusto.

“A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse “facoltà”, mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria”.

Desidero concludere questo articolo con un’intervista rilasciata dalla Levi Montalcini a Tiberia de Matteis e pubblicata 19/12/2008 dal quotidiano Il Tempo, all’indomani della pubblicazione del libro “La clessidra della vita” nel quale evoca l’immagine del tempo.

Ha attraversato un secolo contraddittorio come il Novecento. Il destino dell’umanità è cambiato? “E’ stato un periodo della storia denso di episodi orrendi, ma non lo considero il peggiore. Ci sono stati secoli straziati da ulteriori e immense tragedie, quali la schiavitù che ha oppresso milioni di individui. O le intolleranze religiose ed etniche che hanno portato a stragi e stermini in nome di una determinata fede, ritenuta dogma assoluto”.
Dedica un impegno costante al futuro dei giovani. Quali risorse intellettuali e scientifiche potranno aiutarli?

“I giovani devono usare al massimo le loro capacità raziocinanti e non essere condizionati dall’emotività. Il sistema della neocorteccia dovrebbe prevalere sulla dimensione paleocorticale del sistema limbico che condiziona l’uomo dalla preistoria”.
A che punto sono le applicazioni del Nerve Growth Factor e quanto potranno incidere sull’avvenire della ricerca?

“Sono molto soddisfatta perché la mia scoperta del fattore NGF, avvenuta nel 1951, potrà essere utilizzata per combattere, o mitigare, le patologie neurologiche, come il morbo di Alzheimer e molte altre”.
Perché è favorevole alla necessità di legiferare sul testamento biologico?

“Ho una posizione precisa: il testamento biologico deve essere adottato, solo per la propria persona, nella fase terminale di malattie che sono causa di gravi sofferenze o di patologie destinate a condurre alla privazione delle capacità mentali, in base a una precedente dichiarazione formulata ufficialmente nel pieno possesso delle facoltà di intendere e di volere”.
Come si è misurata con il ruolo di senatrice a vita?

“Ho cercato di assolvere sempre al meglio il mio compito e con il più alto senso del dovere di cittadino italiano”.
In Italia c’è troppa separazione fra arte e scienza?

“Proprio nella “Clessidra” affermo che non c’è differenza tra attività scientifica e artistica: provengono entrambe da un unico processo intellettuale. Se però l’arte è la risultante della creatività di un singolo individuo, il sapere scientifico, pur essendo frutto dell’intuito di una persona, diventa poi un’opera collettiva che si estende e modifica man mano che gli studi portano a nuove conoscenze. Nell’ultimo mio libro, “Le tue antenate”, ho desiderato descrivere e comunicare alle nuove generazioni le capacità intellettuali che le donne del passato hanno posseduto e messo in pratica, nonostante forti limitazioni alle quali sono state sottoposte a causa del maschilismo e di diffusi pregiudizi”.

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Sta per raggiungere la meta dei 100 anni. C’è un segreto nel suo amore contagioso per la vita?

“E’ recare aiuto al prossimo che ha guidato e stimolato la mia esistenza fino a oggi e questo scopo ha avuto per me la priorità su tutto, rivelandosi più importante ancora delle mie scoperte scientifiche”.

E ancora:

“Cento anni? Sono un’età ideale per fare scoperte», dice allegramente. «Guai a mandare il cervello in pensione. Lavoro giorno e notte e ciò mi procura la lucidità di una giovane di 20 anni perché i miei anni sono stati arricchiti da tante esperienze, così come non sono diminuite né la curiosità né il desiderio di essere vicino a chi soffre”.

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Il 21 aprile scorso è stato pubblicato un nuovo saggio scritto dalla Montalcini: Cronologia di una scoperta nel quale racconta la storia della ricerca che l’ha portata a scoprire l’MGF.

Del nuovo libro si è parlato domenica 26 aprile, quando ha partecipato, alla trasmissione “Chetempochefa”. Alle domande dell’emozionatissimo Fabio Fazio ha risposto con un piglio professionale davvero incredibile ed ha spiegato con lucida chiarezza, che Nerve Growth Factor (MGF) ha in’importanza vitale per le cure del cervello (ad esempio per l’Alzheimer) e poi ha indicato come suo obiettivo importantissimo il riscatto delle donne africane e l’importanza dell’istruzione in quel martoriato continente.

Auguri, grande Rita, per questi tuoi primi 100 anni e per proseguire la tua ricerca con la stessa forza e determinazione sulla quale scrivesti in un altro saggio di qualche anno fa, dal titolo “Abbi il coraggio di conoscere

Gabriella Raffaele

5 Risposte to “Libertà di ricerca – Libertà di pensiero”

  1. lella fenizia Says:

    grazie gabriella,
    come al solito ci hai fornito non solo notizie, ma un’occasione per riflettere sulla libertà intesa in tutte le sue sfaccettature.
    un abbraccio
    lella

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